giovedì 26 aprile 2007
A World Of Trouble
lunedì 23 aprile 2007
Sulla pace
(Benjamin Franklin)
Più che una fine della guerra, vogliamo la fine dei principi di tutte le guerre
(Franklin Delano Roosevelt)
domenica 22 aprile 2007
Il gergo bolognese al giorno d'oggi
- un’immagine non convenzionale della sua città, Bologna;
(Loris Rambelli, Introduzione a REPLAY PER SARTI ANTONIO, Il Giallo Mondadori, 1996)
*A proposito di italiano e della sua situazione:
La situazione italiana è abbastanza particolare perché almeno fino a qualche decennio fa i dialetti erano regolarmente utilizzati in famiglia. Si è venuta ad un certo punto a creare una situazione di coesistenza tra dialetto e lingua italiana, in cui le due lingue venivano utilizzate in contesti comunicativi complementari (non si parla in questo caso di “bilinguismo” perché le due lingue non erano sullo stesso piano, bensì di diglossia, i parlanti utilizzavano due codici linguistici in maniera complementare e uno dei due codici aveva ed ha uno statuto socio-culturale più elevato rispetto all’altro. Bilinguismo al contrario vuol dire che due lingue possono essere scambiate a seconda della volontà dei parlanti).
Sulla base di queste variazioni possiamo distinguere diversi italiani:
1) un italiano colloquiale e/o gergale;
2) diversi italiani regionali;
3) il neostandard;
4) un italiano letterario, burocratico, formale.
Il neostandard è una lingua sovraregionale (anche se poi risente delle diverse provenienze dei parlanti) che dal punto di vista morfologico accoglie, accetta regole, ad esempio di grammatica, che nell’italiano formale non sono ancora accettate e dal punto di vista fonetico si rifà allo scritto e non distingue il grado di apertura delle vocali “e” ed “o”.
La situazione dell’italiano è complessa perché le differenze tra i parlanti del nord, del centro e del sud sono ancora notevoli.
L’italiano settentrionale
- Allungamento delle vocali toniche;
- Cinque vocali e non sette (non c’è distinzione tra chiuse e aperte, non c’è opposizione tra coppie minime, basso rendimento funzionale);
- La sibilante /s/, es. “casa”;
- La “z” che viene resa quasi fricativa;
L’italiano centro-meridionale
- Riconosce un sistema a sette vocali
- Assimilazione dei nessi ND > NN e MB > MM
- Raddoppiamento consonantico di “d” e “g” in posizione intervocalica
- Le varietà meridionali si caratterizzano per la metafonia, con la chiusura della vocale tonica (o > u, e > i), es.: indebolimento, in “sposo” e “spusa”, anche della vocale finale
- Costruzione di frasi particolari. Ad esempio, invece della forma stare + gerundio, come “stare facendo”, si può incontrare “stare a fare”
- Impiego del complemento di termine dove di norma non è previsto, es.: “Sto a guardare a Carlo”
L’italiano parlato
- Semplificazione temporale. A livello verbale, utilizzo sempre più del presente anche per il futuro, il quale viene impiegato più che altro per comunicare un’ipotesi
- Caduta delle vocali finali dovuta alla velocità
- Caduta di sillabe iniziali, es.: ‘giorno < buongiorno
- Utilizzo del passato prossimo al posto del passato remoto (ormai anche nell’italiano meridionale)
- Quasi scomparsa del congiuntivo e in qualche caso sostituzione del condizionale con una forma di indicativo imperfetto. Alla fine il modo che continua a funzionare meglio è l’indicativo
- Il parlato risente molto anche delle terminologie dei mass-media, con un utilizzo sempre più evidente di prestiti.
***
In uno dei capitoli di uno dei tanti romanzi gialli scritti da Loriano Macchiavelli ambientati a Bologna, la scena si svolge nell’antico borgo del Pratello: l’ispettore Sarti Antonio, il protagonista, sta interrogando un ladro che si esprime in un gergo assai particolare, il gergo della malavita che fu di questa particolare zona cittadina. E’ un gergo che, ascrivendo la sua nascita in un periodo compreso tra gli anni ’40 e ’50 del ‘900 (quindi il Secondo Dopoguerra), è stato in grado di catapultare molte delle sue parole direttamente nel gergo parlato dalle giovani generazioni della Bologna di questi anni, creando una sorta di linea di continuità.
Naturalmente c’è chi specula: giornalisti e politici. Niente da eccepire, è il loro mestiere. Ma quando si vede un onorevole, uno di quelli che hanno fatto la passata politica nazionale, che si lega dinanzi a palazzo comunale con un cartello al collo nel quale si legge: “Addio Bologna, isola felice”, viene da ridere.
In quanti ci dovremmo incatenare dinanzi al palazzo comunale di tutte le città con il cartello: “Italia, dove sei finita?”. […]
E perché la finzione sia più reale, i bottegai continuano a vendere prosciutto e mortadella e a fare soldi, i magazzini di abbigliamento aumentano i prezzi e un paio di scarpe costa uno stipendio; i ristoranti sono fra i più cari d’Italia e prendere un taxi è come comperare l’auto che ti trasporta.
Si compra di tutto e ci si riempie lo stomaco.
Un modo per rimbambire che mette in pace le coscienze.
Le discoteche sono piene di giovani che non hanno bisogno di rimbambire perché ci sono nati. […]
Non c’è più la voglia di dire “buongiorno”. O di salutare chi si conosce e si incontra per strada. Si cambia direzione e si evitano noie.
Bologna è una strana città che, se ci guardi bene dentro, ti rendi conto che t’inganna. Ti illude di proteggerti sotto i suoi portici, come nel grembo di tua madre, e non ti permette di guardare dietro le quinte. Dove, appunto, accadono le cose più importanti.
Solo in certe occasioni Bologna è costretta a mostrare il volto segreto. Accade quando c’è da salvare l’immagine della facciata […] In queste occasioni escono tutti alla luce, si mostrano per tranquillizzare se stessi e gli altri, come per dire: “Vedete, io sono qui, io non c’entro”. […]
Ci si dimentica di colpo che, quanto a cattolicesimo bigotto, questa città non è seconda a nessuno. Secoli di dominazione pontificia avranno lasciato un segno, no? Falsa cordialità, ipocrita gentilezza mascherata dalla cantilena del dialetto e dall’affettato arrotondamento di certe parole. O dalla secchezza di altre che vengono pronunciate solo quando ci si dimentica di essere cortesi. Insomma, un parlare da preti.
D’altra parte, non è un caso che tutto, qui, si svolga come in una funzione religiosa. O si svolgeva, ché l’immigrazione ha un poco mitigato i misteri gaudiosi della città.
Esattamente come nelle funzioni religiose, c’è sempre qualcosa di misterico nei fatti che riguardano Bologna; qualcosa di non detto, di nascosto dietro l’altare. Se ci fate caso l’intera città è costruita come un altare. O un palcoscenico, che poi è la stessa cosa. Le quinte nascondono alla vista dello spettatore ciò che non s’ha da vedere. Cioè la commedia vera, quella che conta. E così, stupendi parchi si nascondono dietro facciate di antichi palazzi; botteghe piene di cose straordinarie e preziose si confondono nella penombra dei portici, visibili, ma con discrezione.
In ogni parte del mondo, è il verde che protegge le case; qui no, qui è la casa che nasconde il verde, con gelosia. Altrove, i negozi pagano per mettersi in mostra e le facciate dei palazzi si espongono allo sguardo con ostentazione. A Bologna, se volete ammirare la splendida facciata di un palazzo, dovete uscire dal portico, mettervi in mezzo alla strada e finire sotto le ruote di un autobus.
La città è concepita e costruita in modo da costringere lo sguardo ad altezza d’uomo, per obbligare a “vedere” solo ciò che è permesso: una lunga, interminabile sfilata di portici con i suoi pilastri o colonne; una teoria infinita di chiaroscuri che escono da antichi androni.
Niente a destra e niente a sinistra. Solo dinanzi.
Una città di mutua assistenza che dorme (o sogna) e che si scuote quando entrano in ballo interessi economici e politici. […]
sabato 21 aprile 2007
Antica sera di sconforto
SOSPENSIONE DI GIUDIZIO
IMPOSSIBILITA' A PRONUNCIARSI SULLA NATURA DELLE COSE A CAUSA DELLA LORO INCOMPRENSIBILITA'
AFASIA
Qui ad un certo punto, all'imbrunire una sera, il cielo si è fatto scuro e si è scatenata una tempesta di elettricità nel cielo, la stessa elettricità che mi fa shakerare le gambe per inerzia. I temporali mi rendono dannatamente nervoso ed inquieto come una tigre in gabbia!!! Dovresti vedere gli alberi di quel che ancor resta del mio piccolo mondo non più antico come si agitano, alti e dinoccolati, come le loro lunghe fronde nodose, furiosi all'azione del vento, come tanti balordi dissennati e forsennati.
ABULICO ED AVVILITO DISGUSTO
TU, TU, SI', PROPRIO TU, CHE COSA VIVI, CHE COSA SENTI, CHE COSA RESPIRI, CHE COSA PENSI, CHE COSA OSSERVI E GIUDICHI?
Siamo schiavi della lontananza e dell'incomunicabilità figlie di questa tecnologia assurda. Percepiamo una lieve sofferenza di fondo, una sottile inquietudine che ci fa provare alti e bassi, ma noi abbiamo i paraocchi, i paraorecchie e tiriamo avanti. Ma non andremo troppo lontano!
PAROLE, LEMMI
LEMMI VUOTI
LEMMI PIENI, SONO QUELLI CHE CONTANO, CHE POSSONO ESSERE CONDIVISI, CHE LASCIANO IL SEGNO
IO, TASSELLO, SENZA DI ESSI E' COME SE FOSSI CIECO!
Forzosa condizione di dovermi sopportare e di dovermi tenere compagnia; bramosia di vicinanza muliebre, il contatto e l'odore della pelle soffice e candida, il calore della carne e del respiro. Noia e incompletezza.
SILENZIO...VOGLIA DI PARLARE...MA CHE DIRE?
IL VERO AMICO E' CON CHI PUOI STARE IN SILENZIO, UN INCROCIO DI SGUARDI ED ECCO L'INTESA. IL CONTATTO PROLUNGATO MI FA STARE BENE, TEMPORANEAMENTE MI RASSICURA E MI RASSERENA, MA POI IL COMMIATO E LE STRADE, SE PUR PROCEDENDO VICINE, DI NUOVO SI DIVIDONO E NON SEMPRE SI TANGONO. DI NUOVO INSICUREZZA. IL MIO IO DICE A ME MEDESIMO: "SU, FATTI FORZA CHE DEVI CONTARE SU TE STESSO".
Se per te è diverso, ascolta il suono del tuo silenzio, il tuo respiro, il battito del tuo cuore, senti il flusso del sangue che scorre nelle vene. Concentrati e ascolta il rumore del tempo che scivola via veloce. Talvolta è assordante come un martello pneumatico...
...COME ASSORDANTE E' PER ME IL SILENZIO, E INGOMBRANTE, FIN TROPPO AVVOLGENTE E SOFFOCANTE E' LA PRESENZA DEL BUIO. MORFEO SE N'E' ANDATO, NON C'E' PIU' LUI CHE CON LA SUA PRESENZA RECITA SERENE PAROLE SUADENTI, CANTA DOLCI E SOAVI MELODIE.
Paura, ansia, inquietudine e vergogna. Chi o cosa le ha generate? Dove si celano? Perché col peso dei loro artigli graffiano e scalfiscono le mie carni? Perché non spiccano un infinito volo di non ritorno verso l'ignoto, sconfinato ed incommensurabile universo?
Attesa...attendo, posso attendere, devo attendere. Resto in attesa.
venerdì 20 aprile 2007
Citazione XVII
(Saul Bellow)
Animale da palcoscenico...basta...vorrei...instancabili vibrazioni

Vorrei:
finezza
fantasia
tenerezza
dolcezza
semplicità
sensibilità
il mistero di tutti gli oceani profondi
una pennellata rosa su un fondo blu
esotismo
giada, onice e avorio
leggerezza e sapienza
profumi discreti e agrumati
calma
uno spirito arguto e sottile
il bianco e il verde del mare
profumi d’aghi di pino, di mirto, menta, muschio, di foglie di tè,
perché, in fondo, che male c’è ad anelare alla ricerca delle instancabili vibrazioni:
su un materasso ad acqua
sotto la pioggia
vicino ad un lago
in una pozza d’acqua sulfurea
nel mare
sopra un mucchio di alghe
su una barca da pesca
sul molo di un porto
vicino ad un faro
sotto un cielo pieno di stelle cadenti
oppure sotto una cascata, in una magnifica cornice naturale?
giovedì 19 aprile 2007
Citazione XVI
(Proverbio)
Blue Moon
Scrivo che è sera e sono indotto a pensare alla luna. Chissà perché, forse perché ha sempre esercitato su di me un notevole fascino.In particolare per la credenza astrologica che le sue zone piane ed oscure – i mari e gli oceani – abbiano una particolare influenza sul carattere e sugli umori degli uomini.
Prima dell’invenzione del cannocchiale, gli antichi vedevano sulla luna differenti figure: un’irregolare faccia d’uomo, Caino per Dante, un dragone presso i cinesi, la lepre e il coniglio presso le popolazioni precolombiane del Centroamerica e i giapponesi, un uomo decapitato presso gli svedesi, un cane presso i tedeschi e gli indiani.
La luna provoca sulla terra le maree e si suppone che influenzi il tempo e le operazioni agricole.
Le singolarità della luna…posizione e circostanze in cui si scorge la luna nuova offrono presagi per tutta la lunazione; certe operazioni, specie agrarie, vanno compiute durante la fase crescente, altre nelle notti senza luna. Dormire alla luce lunare è considerato pericoloso: si diventa “lunatici”.
La periodica crescita, diminuzione scomparsa e ricomparsa della luna è alla base di importanti miti e culti presso i più diversi popoli. La riapparizione della luna appare come promessa d’immortalità o risurrezione presso popoli di cacciatori, come i boscimani del Sud Africa e d’altra parte presto si forma l’antitesi tra la luna immortale e l’uomo mortale: perciò spesso i miti dell’origine della morte hanno come protagonista la luna. Alle stesse radici risalgono le credenze secondo cui le anime dimorano nella luna. A queste idee è dovuta presso numerosi popoli la regolare celebrazione del novilunio e del plenilunio, per mezzo della quale la luna diventa un elemento fondamentale del computo del tempo.
Di mille
Donne elette eccellenti n’elessi una
Qual non si vedrà mai sotto la luna
(Petrarca)
mercoledì 18 aprile 2007
Inversioni a U
lunedì 16 aprile 2007
Follia 2

domenica 15 aprile 2007
sabato 14 aprile 2007
Citazione XII
(Aristotele)
L'uomo è il rimedio dell'uomo
(Proverbio wolof)
L'uomo esiste, si costruisce e si riproduce solo con l'aiuto di altri uomini. Non esiste uomo senza società, senza storia e senza compassione. Le relazioni di reversibilità, di complementarità e di solidarietà sono costitutive dell'essere umano.
Follia 1
***
Chi era colui? Nessuno. Un povero corpo, senza nome, in attesa che qualcuno se lo prendesse. Ma, all'improvviso, mentre così pensavo, avvenne tal cosa che mi riempì di spavento più che di stupore. Vidi davanti a me, non per mia volontà, l'apatica attonita faccia di quel povero corpo mortificato scomporsi pietosamente, arricciare il naso, arrovesciare gli occhi all'indietro, contrarre le labbra in su e provarsi ad aggrottar le ciglia, come per piangere; restare così un attimo sospeso e poi crollar due volte a scatto per lo scoppio d'una coppia di starnuti. S’era commosso da sé, per conto suo, ad un filo d'aria entrato chi sa donde, quel povero corpo mortificato, senza dirmene nulla e fuori della mia volontà. «Salute!» gli dissi. E guardai nello specchio il mio primo riso da matto.
***
Come sopportare in me questo estraneo? Questo estraneo che ero io stesso per me? Come non vederlo? Come non conoscerlo? Come restare per sempre condannato a portarmelo con me, in me, alla vista degli altri e fuori intanto dalla mia?»
venerdì 13 aprile 2007
Face2Face

mercoledì 11 aprile 2007
Citazione X
(Altan)
Notte

lunedì 9 aprile 2007
Citazione IX
(Cicalone)
P.S.: Cicalone...chi era costui? Quien sabe? Comunque ha detto una bella frase.
Pugno in un occhio
Chi si ricorda ancora come, fino a qualche anno fa, era la situazione urbanistica di fronte a Palazzo Bentivoglio Nuovo, in Via delle Belle Arti a Bologna?Quanti di voi ricordano ancora lo spiazzo per il parcheggio, circondato da contruzioni diroccate che erano il lascito dei bombardamenti di guerra?
Ora non dico che la situazione dovesse rimanere immutata con quell'immagine di degrado, ma sostituire quel degrado con una costruzione di una modernità sciatta e scialba, improbabile ed improvvisata, che fa a pugni con le antiche costruzioni circostanti però no!
Al massimo si sarebbe potuto fare uno spiazzo con un parco ed alcune panchine, chissà. In questo modo il Palazzo Bentivoglio Nuovo (anche lui, a proposito, avrebbe bisogno di una ripulita), con un'area libera di fronte a sé si sarebbe stagliato dinnanzi alla vista dello spettatore.
Fortunatamente la licenza per la ricostruzione su quella superficie diroccata c'era, ed era pure in regola, però, ci domandiamo, chi sono quei superficiali ed improvvisatori che in Comune rilasciano il permesso per costruire siffatte tristezze in pieno centro, zona universitaria? Non ci voleva molto a progettare una costruzione che si sarebbe resa più armonica con l'ambiente circostante.
Comunque, la frittata è ormai fatta, e ce la dobbiamo tenere, tanto più che ormai il palazzo è abitato e ci sono pure delle botteghe sotto il portico.
Ringrazio il buon Fausto Carpani per la segnalazione fatta, che ho preso dal suo foglio mensile in vernacolo, che puntualmente mi arriva e puntualmente leggo, e concludo con il suo esempio di Borgo Sant'Andrea a Cadriano, frazione di Granarolo Emilia. Il borgo, realizzato di recente al posto di vecchi capannoni industriali, prende il nome dalla chiesa omonima, e si presenta con portici, strade con selciato e un orologio che scandisce le ore, proprio come una volta. Secondo Fausto, e anche secondo me e tutti i suoi lettori, un bell'esempio di come, con buona volontà, pazienza e buon gusto, si possano fare ancora cose architettonicamente belle ed armoniose.
Ragaz, fè mò un girtén a Cadariàn :-)
venerdì 6 aprile 2007
Citazione VIII
(Quino)
Mi è sembrata la volta buona per il conduttore, per mettere da parte la sua evidente e limitante faziosità (lo dico da persona di sinistra!) e per evitare lunghi, noiosi ed inutili dibattiti politici in cui si fanno solo chiacchiere litigiose senza approdare mai a nulla. Mi è sembrata l'occasione buona per affrontare argomenti scottanti e di estrema emergenza, vale a dire i problemi ambientali in Italia.
Non mi sembra che allo stato dei fatti l'attuale governo abbia ancora stilato una vera e propria politica ambientale ed energetica, mentre di tanto in tanto rispuntano fuori dei personaggi (imprenditori ed individui che si fregiano del titolo di ingegneri) che hanno il coraggio di professare il ritorno al carbone, quando tutti noi che siamo dotati di buon senso sappiamo che stanno parlando di una fonte estremamente inquinante.
A livello europeo i vari capi di governo continuano a prendere parte a riunioni al vertice in cui si fissa il 2020 come data ultima per l'attuazione di una politica ambientale comune nuova e radicale, mentre gli ambientalisti e i climatologi continuano a ripeterci che se non si agisce subito, verso il 2050 ci ritroveremo a vivere su un pianeta con sconvolgimenti climatici che saranno ormai ingenti ed incontrollabili.
Ieri sera in trasmissione ho sentito parlare del business, gestito dalla camorra, del riciclaggio dei rifiuti in Campania, regione in perenne emergenza ed irrecuperabile, dei danni tumorali potenziali ai quali le persone sono esposte a causa delle sostanza sparate nell'atmosfera da inceneritori senza impianti di filtraggio (e l'aumento dei casi di cancro per colpa dell'inquinamento è sotto gli occhi di tutti), e della zona di Tarquinia, patrimonio archeologico e turistico dell'alto Lazio, minacciata anch'essa, insieme a Sarre in Campania, da danni ecologici ed ambientali.
Ultimamente mi sento di dire che il mondo politico italiano dovrebbe rivedere un attimo le sue priorità per fare qualcosa da subito, ma veramente, per l'ambiente. Basta chiacchiere, chi ci governa dovrebbe prestare più ascolto a tutta quella vasta schiera di cittadini che con il loro aiuto e il loro contributo, hanno la volontà e il desiderio di apportare cambiamenti sostanziali per la tutela e la preservazione dell'ambiente naturale, dell'acqua potabile, dell'aria che respiriamo.
mercoledì 4 aprile 2007
Citazione VI
(William Hazlitt)
Vetture ibride

martedì 3 aprile 2007
Citazione V
sabato 31 marzo 2007
Citazione IV
(Proverbio popolare)
Grappoli di collera

"Furore" di John Steinbeck è un romanzo summa: non è solo letteratura, ma è anche un compendio di economia e storia americana del periodo della Depressione, ma, soprattutto, è una forte denuncia sociale, una denuncia dell'America del venerdì nero del 1929 dopo il quale il Paese iniziò a mostrare le sue mille contraddizioni, diviso tra enormi ricchezze e grande miseria.
Attraverso la famiglia Joad che si sposta lungo l'Highway 66 verso la California, in cerca della Terra Promessa, l'autore ci dipinge una metafora della condizione umana: la vita umana viene vista come un lungo viaggio intrapreso lungo una strada impervia. In questo libro si contrappongono le immagini della ricchezza, raffigurata dalle grandi e luccicanti automobili che sfrecciano vicino ai "rottami con le ruote" dei poveri Joad, e la povertà, le illusioni e disilussioni.
Questo romanzo è un'occasione per riflettere sui nostri tempi ancora troppo spesso caratterizzati dal disagio sociale, da condizioni di lavoro inumane, da diritti calpestati e ridotti a mere enunciazioni. Come non vedere nella famiglia Joad e in tutti gli altri disperati del romanzo i nuovi poveri, i nuovi disperati, anche loro in cerca, ieri come oggi, di un posto dove fermarsi e sostare, di un fuoco su cui scaldarsi, di una terrà promessa, di un lavoro sicuro?
In "Furore" troviamo la storia di una famiglia di contadini dell' Oklahoma, sfrattati dalle loro terre dalla siccità che distrugge i loro raccolti e dalla trattrici che sostituiscono il lavoro di venticinque uomini. E' in questo contesto che, per la seconda volta nella storia americana, i protagonisti intraprendono un lungo (ed alla fine illusorio) viaggio verso il West, che era considerato ancora terra dei sogni e dei desideri.
Un romanzo che descrive le vicende della classe lavoratrice e i problemi sociali dal punto di vista del lavoratore.
Questo romanzo ispirò il mitico folksinger americano Woodie Guthrie per comporre la sua "The Ballad Of Tom Joad". Vi invito a reperirla e ad ascoltarla, come vi invito ad ascoltare l'album di Bruce Springsteen "The Ghost Of Tom Joad", del 1995 (dal nome del protagonista del romanzo).
Qui di seguito il testo della canzone:
Men walkin' 'long the railroad tracks
Goin' someplace there's no goin' back
Highway patrol choppers comin'up over the ridge
Hot soup on a campfire under the bridge
Shelter line stretchin' 'round the corner
Welcome to the new world order
Families sleepin' in their cars in the Southwest
No home no job no peace no rest
The highway is alive tonight
But nobody's kiddin' nobody about where it goes
I'm sittin' down here in the campfire light
Searchin' for the ghost of Tom Joad
He pulls a prayer book out of his sleeping bag
Preacher lights up a butt and takes a drag
Waitin' for when the last shall be first and the first shall be last
In a cardboard box 'neath the underpass
Got a one-way ticket to the promised land
You got a hole in your belly and gun in your hand
Sleeping on a pillow of solid rock
Bathin'in the city aqueduct
The highway is alive tonight
Where it's headed everybody knows
I'm sittin' down here in the campfire light
Waitin'on the ghost of Tom Joad
Now Tom said: "Mom, wherever there's a cop
beatin' a guy
Wherever a hungry newborn baby cries
Where there's a fight 'gainst the blood and hatred
in the air
Look for me Mom I'll be there
Wherever there's somebody fightin' for a place to stand
Or decent job or a helpin' hand
wherever in their eyes Mom you'll see me."
Well the highway is alive tonight
But nobody's kiddin' nobody about where it goes
I'm sittin' down here in the campfire light
With the ghost of old Tom Joad
Parlando di "Furore", sempre tenendo d'occhio la produzione letteraria e musicale che parla delle condizioni dei lavoratori nel XIX e XX secolo, mi viene in mente anche la figura leggendaria di John Henry.
John Henry è un eroe mitico afroamericano che è stato il soggetto di tantissime canzoni, storie, racconti, romanzi ed opere teatrali.
John Henry era grande, grosso e forte. Lavorava come spaccapietre nei cantieri che, nell'Ottocento, stavano realizzando la linea ferroviaria per l'Ovest, in un periodo in cui le macchine stavano iniziando a soppiantare il lavoro non solo di braccia umane, ma anche di animali. La storia di John Henry narra che un giorno il proprietario del cantiere acquistò una trivella a vapore e per questo molti lavoratori di colore nel cantiere persero il loro posto di lavoro, soppiantati dalla macchina. Nella speranza di salvare il suo posto e quello dei colleghi, John Henry decide di sfidare la macchina. La realtà a questo punto si confonde con il mito, la leggenda e la fantasia. Le cronache narrano che John Henry alla fine riuscì a battere la macchina, ma morì d'infarto per lo sfinimento.
Il bello di questo personaggio è che, pur essendo di colore, è diventato un archetipo non solo per le culture musicali nera (con il blues) e bianca (con il folk, anche se una volta B.B. King disse che il folk è il blues dei bianchi - Rif. Elena Clementelli e Walter Mauro, "Blues, Spirituals e Folk Songs", Newton Poesia), ma per tutta la classe lavoratrice americana in un periodo di emarginazione e di cambiamenti. La storia di Henry viene vista come un archetipo della futilità della lotta contro il progresso tecnologico del XIX secolo che stava soppiantando il lavoro fisico tradizionale, oltre che come una denuncia delle compagnie interessate solo all'efficienza e alla produttività e per questo, non interessandosi del benessere dei propri lavoratori, decidono di mettere ai margini spesso proprio quelli più in gamba. Infatti John Henry, pur mostrandosi più bravo della macchina, alla fine muore e da essa viene rimpiazzato.
Inutile snocciolare la lista di musicisti blues e folk (oltre che di bluegrass) che, nel corso del tempo, hanno riarrangiato e reinterpretato la canzone tradizionale John Henry: Leadbelly, Sonny Terry & Brownie McGhee, Mississippi John Hurt, Woody Guthrie, Pete Seeger, Big Bill Broonzy, Odetta, Johnny Cash, Mississippi Fred McDowell e Dave Van Ronk.
Chissà perché ora che abbiamo parlato di ferrovie, spaccapietre e trivelle a vapore mi viene in mente "La Locomotiva" di Guccini?
Link al testo della canzone: http://www.ricky-web.it/testo-canzone.asp?titolo=La+Locomotiva
Questa canzone, con l'immagine della locomotiva "come una cosa viva lanciata a bomba contro l'ingiustizia", si richiama a un fatto realmente accaduto: protagonista il fuochista anarchico Pietro Rigosi, che si impadronì di una locomotiva e la mandò a schiantarsi contro una vettura in sosta nella stazione di Bologna. Miracolosamente si salvò, ma non svelò mai il mistero di quella folle corsa.
Evidentemente l'urto fortissimo lo fece schizzare via prima che i due veicoli si incastrassero l'uno nell'altro. Gli venne amputata una gamba, il viso rimase deformato dalle cicatrici, dovette sopportare una lunga degenza all'ospedale, ma dopo circa due mesi fece ritorno a casa. Inutilmente i giornalisti e i curiosi che gli facevano visita tentarono di chiedergli i motivi che lo avevano spinto ad un gesto tanto clamoroso. A nessuno venne risposto: il Rigosi si mantiene abbastanza tranquillo, parla con chi va a fargli visita, ma si astiene sempre ad accennare alle cause e al movente del suo atto, cambiando discorso o non rispondendo ogni volta che gli si richiede per quale ragione lanciò la sua macchina a tutto vapore da Poggio Renatico (in provincia di Ferrara) a Bologna e perché cercasse di morire.
Non era un ferroviere modello. Non tanto perché veniva spesso punito. Per i ferrovieri dell'esercizio allora ad ogni minimo errore corrispondeva una sanzione economica. Nel caso di Rigosi Pietro si tratta però di mancanze di omissione, negligenza, o diverbi con colleghi e superiori. Tutti chiari segni di affaticamento e insofferenza all'ambiente.
C'è una vasta letteratura sulle pesanti condizioni di lavoro dei ferrovieri, in particolare dei macchinisti, alla fine dell'800. Turni ininterrotti fino a trenta e anche quaranta ore consecutive, esposizione alle intemperie su macchine non di rado senza alcun riparo o con ripari che risultavano del tutto insufficienti, disciplina di tipo prussiano, tutto questo aggiunto ad un mestiere già duro: ricordiamo che una corsa da Venezia a Bologna significava per il fuochista spalare quaranta quintali di carbone. Non stupisce quindi che la mortalità nella categoria fosse tanto alta che non più del 10% dei macchinisti arrivava alla pensione. Forse fu tutto questo a spingere il nostro alla corsa forsennata verso Bologna. Anche se non volle mai dirlo pubblicamente ci doveva essere un rancore profondo in Pietro Rigosi verso la Società delle Strade Ferrate.
E con questo chiudo il cerchio.
giovedì 29 marzo 2007
Notizie che rimbalzano
Notizie dal mondo 1: Iran: non si fa che parlare sempre più degli attriti crescenti fra Washington e il regime di Teheran. L'Iran appare come un paese politicamente e socialmente complesso. Si ricorda ancora il fatto dell'Università Tecnologica Amir Kabir a Teheran lo scorso dicembre, quando finalmente un gruppo di studenti, prendendo il coraggio a due mani, intervenne per manifestare contro il "presidente dittatore". A fronte dei problemi e degli stridori che i discorsi e le decisioni di Ahmadinejad stanno provocando all'estero, l'establishment politico iraniano ha subito una dicotomia; da un lato ci sono gli irriducibili legati al presidente, che sostengono di voler rischiare le sanzioni internazionali ed un intervento statunitense pur di diventare una potenza nucleare. Dall'altro ci sono i pragmatici che accetterebbero dei limiti imposti sul programma nucleare iraniano al fine di beneficiare di aiuti e supporti dall'Occidente (cosa che comunque non altererebbe il regime vigente, lasciando uno status quo). Tra le due ale si inserisce una minoranza che ha una posizione intermedia, dal momento che sostiene l'arricchimento dell'uranio esclusivamente per scopi pacifici. Chi la spuntera alla fine? Mah...
Notizie dal mondo 2: Messico: fa piacere notare come il modello sostenibile del microcredito della Grameen Bank fondato dall'economista del Bangladesh Muhammad Yunus sia stato esportato anche in Messico e lì stia allignando. Nella città di Santa Cruz Mixpetec, nel sud del Paese, centro rurale povero da cui il 60% degli abitanti è partito per lavorare negli Stati Uniti (buona parte di quel 60% illegalmente), con una banca per il microcredito fondata da poco, molte persone sono state aiutate per iniziare delle piccole attività in proprio. Questa cosa non solo aiuterebbe la lotta contro l'immigrazione illegale dal Messico verso gli USA, ma supporterebbe anche la nascita di economie locali in tutto il Paese, dal momento che le idee ci sono, ma mancano i soldi per gli investimenti. La cosa potrebbe riuscire proprio dove le grosse banche messicane hanno fallito a causa degli esorbitanti tassi di interesse e di tanta, inutile burocrazia. Speriamo bene.
Per concludere in bellezza, tanto per tiraci un po' su di morale (detto ovviamente con ironia) riporto l'ennesima notizia che può essere letta dal sito web de L'Unità: noi lavoratori italiani percepiamo i salari più bassi d'Europa. Per i dettagli vedere: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=64744
Citazione II
(Oscar Wilde)
mercoledì 28 marzo 2007
Citazione I
Inizio con la prima:
Non aderisco all'opinione di nessun uomo: ne ho alcune per conto mio
(Ivan Turgenev)
domenica 25 marzo 2007
Slow Life
Stamattina, al mio risveglio, sono stato accolto da una giornata di pioggia. Eppure stavolta non ci ho visto il grigiore e l'uggia consueti, bensì ho singolarmente scoperto il piacere di rimanere avvolto nel tepore di casa e riappropriarmi dei miei ritmi, mentre là fuori la pioggia battente bagna finalmente una terra che ringrazia.
L'erba del parco da un po' di tempo mi appare, con mio piacevole stupore, di un verde rigoglioso e sorprendente. Guardo oltre, all'orizzonte, e tra i rami ancora spogli di una fila di alberi scorgo un gruppo di case che stanno per essere ultimate: mancano ancora gli infissi alle finestre, e quelle scure cavità, insieme ai contorni che un po' sfumano e si fanno indefiniti tra le trame degli alberi, mi ricordano la classica rappresentazione di una veduta dipinta da Giorgio Morandi, magari da uno dei cortili di via Fondazza a Bologna.
Oggi mi sono rinfrancato riscoprendo il piacere della rasatura lenta. Ho ritirato fuori il vecchio pennello con le setole del "sacro maiale" e il vecchio rasoio di sicurezza in ottone, acquistato in una delle più antiche bottege del centro di Bologna, ancora lì nello stesso posto dopo più di quattro secoli.
Oggi mi sono riappropriato di ritmi e gesti lenti, di una slow life che credo ogni tanto possa essere un ottimo antidoto contro la frenesia di questo mondo al quale non mi sento di appartenere poi del tutto.
Buona vita lenta a tutti.
Un estratto del libro di Delerm può essere letto al seguente link:
http://www.sciform-aulamagna.unito.it/moodle/mod/resource/view.php?id=6449
Un paio di belle recensioni su "La prima sorsata di birra" si possono trovare invece ai seguenti indirizzi:
http://www.wuz.it/archivio/cafeletterario.it/066/cafelib.htm
http://digilander.libero.it/kyme/lib/l/La%20prima%20sorsata%20di%20birra.html
sabato 24 marzo 2007
Thirteen Women (And Only One Man In Town)
Last night I was dreamin'
Dreamed about the H-Bomb
Well the bomb-a went off and I was caught
I was the only man on the ground
There was-a 13 women and only one man in town
Thirteen women and only one man in town
And as funny as it may be
The one and only man in town was me
With 13 women and me the only man around
I had 2 gals every morning
Seein' that I was well fed
And believ-a you me, one sweetened my tea
While another one buttered my bread
Two gals gave me my money
Two gals made me my clothes
And another sweet thing bought me a diamond ring
About forty carats I suppose
Well, 13 women and only one man in town
There was-a 13 women and only one man in town
It was something I can't forget
Because I think of those 13 women yet
Well-a 13 women and only one man around
I had 3 gals dancin' the Mambo
Three gals ballin' the jack
And-a all-a the rest really did their best
Boy they sure were a lively pack
I thought I was in Heaven
And all of these angels were mine
But I woke up and I ended the dream
'Cause I had to get to work on time
Well-a 13 women and only one man in town
There was-a 13 women and only one man in town
No I can't tell where I've been
'Cause I kinda think that someday I'll go back again
To those 13 women and me the only man around
Well-a 13 women and me the only man around
Well-a 13 women and me the only man around
P.S.: per l'espressione "ballin' the jack" rimando al seguente sito: http://www.randomhouse.com/wotd/index.pperl?date=19980508
Canción ecologista
hacia la libertad,
juntos iremos
con este cantar.
Juntos iremos
con este cantar,
contra los colorantes,
hacia lo natural.
Contra la contaminación,
hacia la purificación,
todos lograremos
mejor vegetación.
¿Hacia dónde vamos?,
te preguntarás.
Hacia el arco iris,
hacia la verdad.
Hacia un verde futuro,
hacia una mejor vida,
hacia un aire puro,
hacia una utopia.
Contra las marcas,
hacia lo auténtico,
todos viviremos
un mejor momento.
P.S.: si accettano proposte per musicare questa canzone.
lunedì 8 gennaio 2007
Bhopal centro di integrazione

sabato 6 gennaio 2007
Dalla Rete

venerdì 5 gennaio 2007
Acqua, Water, Eau, Agua, Wasser...
lunedì 1 gennaio 2007
Lagos, Nigeria
L'open source applicato alla tecnologia legata all'automobile
L'idea, lanciata da un ex dipendente della BMW ora proprietario di una società di consulenza, ha avuto sinora moltissime adesioni. L'ideatore dice: "Quando sarà a un ottimo livello qualcuno la produrrà di certo".Sta vedendo la luce un altro progetto di automobile "open source", una macchina cioè per la quale nessuno potrà rivendicare il benché minimo diritto di brevetto. La community non deve pertanto sottostare a brevetti o altre restrizioni convenzionali dovuti al marketing o alla tecnologia utilizzabile sul mercato.Un ex dipendente della BMW, Markus Merz, che ora è proprietario di una società di consulenza automobilistica in Germania, ha dato vita al progetto OSCAR, acronimo di "Open Source Car". L'idea di base del progetto è quella di permettere a chiunque lo voglia di copiare, modificare e redistribuire informazioni sullo sviluppo di un'automobile di elevato livello tecnologico senza rivendicare alcun diritto sulle modifiche proposte al suo miglioramento. Il progetto sta facendo riunire online ingegneri, designer e appassionati. Messe tutte assieme queste persone stanno ottimizzando giorno dopo giorno le caratteristiche tecniche dell'auto in oggetto e il suo design. Coloro che partecipano interagiscono sapendo che l'automobile ha alcune semplici specifiche. Devono sapere, per esempio, che la macchina è lunga quattro metri e larga due e possiede quattro porte. Essa sarà mossa da un motore elettrico e dovrà raggiungere una velocità di 150 chilometri all'ora. I partecipanti possono prendere parte ad uno dei quattro forum principali moderati da esperti, che assicurano che le migliori idee trovano applicazione. Essi sono "integrazione", che si occupa principalmente di design e miglioramento delle varie parti, "moduli" il cui obiettivo è quello di realizzare e perfezionare il motore e i sistemi di sicurezza, "mezzi", riguarda tutto ciò che serve per affinare le simulazioni e "network" dove i partecipanti discutono di potenziali partnership. Tutti devono sapere ed essere ben consci che non esiste alcuna proprietà per le loro idee. In tutto questo c'è un problema: chi costruirà alla fine l'automobile? Essa dovrà superare molte prove, tra cui i crash test. "Sono certo - ha detto Merz - che quando avremo raggiunto un ottimo livello informatico della macchina qualche società automobilistica, magari anche non grande, si interesserà al progetto e ci aiuterà a trasformare il modello in 3D in un prototipo reale. Il mio più grande sogno è quello di sedermi al suo volante".

Non vogliono dirci i loro nomi, non vogliono soldi, lo fanno per un avere un giorno un mondo migliore. Sono un gruppo di ingegneri con un sogno da realizzare.F.I.A.T.M.I.A., questo è il nome del progetto, è un auto ecologica, alimentata ad idrogeno e dalla forma a geodesica. La novità del progetto sta nell'aver attinto dalle migliori tecnologie già esistenti per ideare un veicolo che offre molto di più dei suoi attuali concorrenti sfruttando la geodesica che si basa sui poliedri. Si chiama superficie poliedrica la figura formata da più poligoni situati in piani diversi e disposti in modo che ciascun lato sia comune a due di essi e il piano di ognuno lasci tutti gli altri dalla stessa parte. I poligoni, i loro vertici e i loro lati si dicono rispettivamente facce, vertici e spigoli.I punti dello spazio che non appartengono alla superficie e si trovano dalla stessa parte della superficie rispetto al piano di ciascuna faccia si dicono punti interni alla superficie; tutti gli altri punti, che non sono interni e non appartengono alla superficie si dicono esterni. Si chiama poliedro la figura formata da una superficie poliedrica convessa e chiusa e dai suoi punti interni.Le facce, i vertici e gli spigoli della superficie sono facce, vertici e spigoli del poliedro. Si dice diagonale del poliedro il segmento che congiunge due vertici non situati sulla stessa faccia. Di questo progetto "open source" se ne è sentito parlare per la prima volta un po' di tempo fa, ben prima di OSCar. Ergonomia e aerodinamica: le automobili di oggi non si limitano ad inquinare circa 2 tonnellate di carbonio all'anno; la pessima aerodinamica con la quale vengono costruite peggiora i consumi, e l'ergonomia del veicolo è spesso inadatta ad una guida confortevole e quindi sicura. Fiatmia cerca di ribaltare la situazione con accorgimenti banali, semplici ma davvero efficaci.Il peso medio di un'auto è 1500 kg. La maggior parte dell'energia spesa non serve a trasportare gli individui, ma l'auto stessa. Fiatmia ribalta la situazione: con un telaio a struttura geodesica, ovvero formato da tanti piccoli esagoni e pentagoni, diminuisce il peso complessivo dell'abitacolo, mantenendo però una elevata robustezza e quindi sicurezza. L'unico svantaggio è l'essere vincolati per quanto riguarda l'estetica del veicolo, ma... con gli opportuni accorgimenti, anche la Fiatmia sembra essere in grado di rivaleggiare in bellezza con le sue più agguerrite concorrenti. Un peso minore significa minori consumi, più tenuta di strada.Fiatmia è limitata a 4 posti; tre sedili possono essere piegati per rendere l'abitacolo un enorme bagagliaio. Altre autovetture offrono 5 o persino 6 posti... Se osservate le vetture che circolano in giro, vedrete che di solito si viaggia da soli, o in due... uno spreco enorme, considerando che le autovetture consumano anche in rapporto al loro peso. Fiatmia potrebbe essere progettata anche in versione biposto, più piccola, compatta e dai consumi ridotti. Non dimentichiamo, poi, che il posizionamento dei sedili a "rombo" consentirebbe di guadagnare molto spazio all'interno dell'abitacolo.Un sistema di trasporto ad idrogeno consentirebbe a chiunque di acquisire la propria indipendenza energetica. I paesi caldi possono produrre elettricità con pannelli fotovoltaici, i paesi freddi con impianti eolici o geotermici. Una grande disponibilità di elettricità garantirebbe una produzione di idrogeno sufficiente per alimentare tutti i veicoli della nazione. Ci sono dei poteri economici in ballo, e quindi non basta seguire il buon senso. Solo una grande partecipazione di persone (e di VOTANTI) può cambiare la situazione. Sì all'idrogeno, no alla guerra.L'idrogeno è una tecnologia che, se utilizzata in maniera corretta, è pulita, rinnovabile, efficiente e disponibile in quantità illimitate. Il suo utilizzo come carburante per veicoli rappresenterebbe un grosso aiuto alla riduzione dell'inquinamento, al risparmio dei costi di manutenzione dei veicoli, alla diminuzione degli attriti e delle tensioni internazionali. E probabilmente un grosso disincentivo alle guerre.L'idrogeno è presente nell'acqua, insieme all'ossigeno. Con energia solare o eolica, tramite processo di elettrolisi, si possono scindere gli atomi ed immagazzinarli separatamente. E' poi sufficiente caricare l'idrogeno nel serbatoio del veicolo, metterlo in contatto con l'aria e si crea una grande quantità di energia elettrica, sufficiente per spingere i motori elettrici della Fiatmia. L'idrogeno è abbondante. Si trova principalmente nell'acqua.L'idrogeno, quando si unisce ad atomi di ossigeno, forma energia e... acqua. Nessun inquinamento. L'idrogeno è sicuro. E' sbagliato sostenere che automobili ad idrogeno sono meno sicure delle "cugine" a benzina. E' stato dimostrato, anzi, che la grande volatilità dell'idrogeno è una caratteristica che lo dovrebbe far preferire alla benzina. L'idrogeno è economico. Produrre idrogeno su scala industriale permetterebbe di ottenere energia più a buon mercato di quella prodotta con combustibili fossili, senza contare i vantaggi ambientali.L'idrogeno fornisce un ciclo di vita perfetto. Dall'acqua all'idrogeno, dall'idrogeno all'acqua. Spendi energia, ottieni energia. Perfetto.L'idrogeno è democratico. Per produrre idrogeno non servono giacimenti di petrolio o risorse di chissà che tipo. Basta il vento, o il sole, o le maree. Con la tecnologia giusta, tutte le nazioni del mondo possono essere indipendenti dal punto di vista energetico. Questa è pace. Fiatmia è un progetto di una automobile caratterizzata da:- Telaio a forma geodesica, caratterizzato da grande robustezza e leggerezza.- Quattro motori elettrici indipendenti, uno per ruota.- Generazione dell'energia elettrica tramite celle a combustibile, utilizzando idrogeno come carburante.- immagazzinamento dell'idrogeno a temperatura ambiente, tramite nanotubi di carbonio o nanofibre di grafite. Una variante del progetto prevede di utilizzare delle "palline" di dimensione predefinita, vantaggiose per una graduale conversione del sistema di distribuzione del carburante.- posizione dei sedili a "rombo", ottimizzando così gli spazi di bordo.- ottima aerodinamica, forma affusolata, nessuno spigolo.- specchietti retrovisori sostituiti da telecamere, migliorano la visibilità e l'aerodinamica.- fanali anteriori posizionati in alto, migliorando la resa ottica e la profondità di campo.- peso ridotto, solo poche componenti essenziali, niente "fronzoli" inutili, pesanti e soprattutto costosi.Una automobile del genere, prodotta su scala industriale, avrebbe dei costi bassi, una resa chilometrica eccellente e una affidabilità enorme. I motori elettrici si rompono raramente. E qui ce ne sono ben quattro!Qui di seguito una serie di domande a cui gli ingegneri di FIATMIA hanno dato risposta.
L'idrogeno costa più dei combustibili tradizionali? Dipende. Oggi sì, ma solo perchè la produzione di idrogeno non è fatta a livello industriale e in quantità massicce. In quel caso, infatti, la sua produzione, stoccaggio e consumo renderebbero il "prezzo al litro" per l'utente finale più basso di quello attuale, senza contare i benefici in termini di impatto ambientale.
Come si crea l'idrogeno? Esistono vari modi, il più utilizzato (e anche il più inquinante) è il reforming dei gas, che utilizza comunque combustibili fossili e produce inquinamento. I metodi migliori scindono gli atomi di idrogeno ed ossigeno presenti nell'acqua in vari modi: l'elettrolisi impiega energia elettrica, la fotolisi utilizza la luce solare diretta e alcune proprietà dei semiconduttori, la biolisi utilizza il metabolismo di alcune alghe verdi.
Come si immagazzina l'idrogeno? A basse temperature? Principalmente sì, anche se non è il modo migliore. Esistono promettenti soluzioni che utilizzano nanotubi di carbonio, o nanofibre di grafite, per immagazzinare il gas a temperatura ambiente e con densità vicine a quella dell'idrogeno liquido. Una produzione in massa di tali sistemi di stoccaggio li renderebbe economici e davvero efficienti, soprattutto utilizzandoli come "serbatoi" per autovetture, come Fiatmia.
