giovedì 26 aprile 2007

A World Of Trouble

Emissioni totali di CO2 prodotte dal consumo di combustibili fossili (espresse in miliardi di tonnellate metriche):
- Nordamerica: 15,7
- America centrale e meridionale: 2,3
- Africa: 1,1
- Europa: 7,9
- Medio Oriente: 6,8
- Eurasia: 8,6
- Asia e Oceania (Cina, Giappone, India, altri): 2,6
Ciascuno di noi può rallentare il riscaldamento globale? Sì, gli scienziati hanno stilato una lista di 51 piccole cose che si possono fare quotidianamente. Ho letto il rapporto in inglese e volevo riportare alcuni tra gli esempi che sembrano curiosi o anche scontati, ma che in realtà possono fare la differenza. Ad esempio:
- usare di più i trasporti pubblici. I trasporti privati a livello mondiale contribuiscono per il 14% delle emissioni di CO2 nell'atmosfera;
- pagare i conti online: in questo modo si risparmia carta, carburante e tempo;
- mangiare meno hamburger da McDonald: la multinazionale americana, dati della FAO, genera il 18% di gas serra a causa del metano e di altri gas prodotti dal letame che è ovviamente il risultato della digestione bovina. Il metano ha un effetto riscaldante per l'atmosfera che è 23 volte superiore a quello del carbone;
- evitare i sacchetti di plastica: ogni anno si producono 500 miliardi di sacchetti di plastica e se ne ricicla solo il 3%. Il polietilene, stipato nelle discariche, impiega 1000 anni per biodegradarsi, emettendo gas serra nocivi nell'atmosfera. E' più semplice utilizzare sacchetti in tessuto o di materiale biodegradabile;
- supportare i produttori locali di ortaggi, frutta, carne e latte, in modo da ridurre l'inquinamento prodotto dai TIR sulle autostrade che trasportano questi generi di necessità da località lontane;
- riciclare più carta: ogni anno 900 milioni di alberi diventano carta; si potrebbe ridurre il numero di alberi tagliati utilizzando più carta riciclata, che nella produzione utilizza il 60% di energia in meno rispetto alla carta vergine. Ogni tonnellata di carta riciclata fa risparmiare 4.400 kW-h di energia, 30.000 litri di acqua e 19 alberi, e un albero ha la capacità di filtrare fino a 27 kg di agenti inquinanti nell'atmosfera;
- consumare meno, conividere di più, vivere in maniera più semplice.
Concludo riportando un paio di notizie. Georg Zielke vive con moglie e figli in una "casa passiva" a Darmstadt in Germania. I costi per il rscaldamento di questa abitazione sono il 90% più bassi rispetto a quelli delle case dei loro vicini. Un sistema combimanto di estrema insulazione e ventilazione ricicla l'energia da fonti passive come il calore corporeo, il sole e gli elettrodomestici per riscaldare l'ambiente. Una "casa passiva" costa dal 5 all'8% in più rispetto ad un'abitazione standard. Però quando viene freddo la famiglia Zielke accende la TV :-)
La crescente richiesta di biocombustibili ha avuto degli effetti indesiderati. Decine di migliaia di persone hanno marciato per Città del Messico per protestare contro l'aumento dei prezzi delle tortillas, legato ad un aumento della domanda di mais per la produzione di etanolo. I brassificatori tedeschi temono che i sussidi dell'Unione Europea a sostegno della colza per la produzione di biodiesel possano indurre gli agricoltori a smettere di piantare l'orzo, il che significherebbe un aumento dei prezzi per la birra. Una possibile soluzione? Ottenere biodiesel non da coltivazioni di piante destinate alla catena alimentare. Una grossa azienda sta promuovendo ad esempio la jathropa, una pianta spinosa che cresce in America Latina, Africa e India. Con un'ottimizzazione del processo produttivo, da questa pianta si può ottenere biodiesel di elevata qualità senza il rischio di "pompare" i prezzi di certi alimenti.

lunedì 23 aprile 2007

Sulla pace

Non c'è mai stata una guerra buona o una pace cattiva
(Benjamin Franklin)

Più che una fine della guerra, vogliamo la fine dei principi di tutte le guerre
(Franklin Delano Roosevelt)

domenica 22 aprile 2007

Citazione XIX

Non é vero che abbiamo poco tempo: la verità é che ne perdiamo molto.

(Seneca)

Il gergo bolognese al giorno d'oggi

Oggi voglio parlare di Loriano Macchiavelli perché di recente ha pubblicato insieme al buon Francesco Guccini l'ennesimo romanzo scritto a quattro mani, dal titolo "Tango e gli altri".
Loriano Macchiavelli ha apportato delle innovazioni con il suo modo di scrivere:
- un linguaggio vivo desunto dal parlato, capace però di caratterizzare un ambiente;
- un’immagine non convenzionale della sua città, Bologna;
- un modo disincantato e spesso polemico di vedere e di interpretare la società contemporanea.
Qui di seguito un estratto critico arricchito da alcune mie annotazioni di natura linguistica.
Concreta è la scrittura, la veste linguistica di quella “Bologna gergale” che risente di italiano regionale* e di dialetto. “Entrano anche le zanzare, nasano l’aria pesa che c’è nella stanza…”. “Raimondi ne ha abbastanza ed esce. Fa cenno a Sarti di seguirlo. Nel corridoio sta per mangiargli la faccia…”. “Ma Sarti ha un nervoso tale che se morde un cane l’ammazza!”. “E’ un bel po’ di tempo che pensa di andarla a trovare per finire il discorso di quella sera. Poi ci ha messo su piede…” (ha indugiato, ha rimandato e infine non ha fatto nulla). E può capitare che le parole più colorite e interdette, fonte di non poche incomprensioni fra il neogiallista e i suoi primi editori, sembrino talora sconfinare nel turpiloquio e siano invece calchi di espressioni idiomatiche: “Antonio Sarti, sergente, esce dal Maggiore che gli ride anche il sedere…” (gongola: iperbole del dialetto bolognese e romagnolo).

(Loris Rambelli, Introduzione a REPLAY PER SARTI ANTONIO, Il Giallo Mondadori, 1996)

*A proposito di italiano e della sua situazione:
La situazione italiana è abbastanza particolare perché almeno fino a qualche decennio fa i dialetti erano regolarmente utilizzati in famiglia. Si è venuta ad un certo punto a creare una situazione di coesistenza tra dialetto e lingua italiana, in cui le due lingue venivano utilizzate in contesti comunicativi complementari (non si parla in questo caso di “bilinguismo” perché le due lingue non erano sullo stesso piano, bensì di diglossia, i parlanti utilizzavano due codici linguistici in maniera complementare e uno dei due codici aveva ed ha uno statuto socio-culturale più elevato rispetto all’altro. Bilinguismo al contrario vuol dire che due lingue possono essere scambiate a seconda della volontà dei parlanti).
Sulla base di queste variazioni possiamo distinguere diversi italiani:

1) un italiano colloquiale e/o gergale;
2) diversi italiani regionali;
3) il neostandard;
4) un italiano letterario, burocratico, formale.

Il neostandard è una lingua sovraregionale (anche se poi risente delle diverse provenienze dei parlanti) che dal punto di vista morfologico accoglie, accetta regole, ad esempio di grammatica, che nell’italiano formale non sono ancora accettate e dal punto di vista fonetico si rifà allo scritto e non distingue il grado di apertura delle vocali “e” ed “o”.
La situazione dell’italiano è complessa perché le differenze tra i parlanti del nord, del centro e del sud sono ancora notevoli.


L’italiano settentrionale

- Allungamento delle vocali toniche;
- Cinque vocali e non sette (non c’è distinzione tra chiuse e aperte, non c’è opposizione tra coppie minime, basso rendimento funzionale);
- La sibilante /s/, es. “casa”;
- La “z” che viene resa quasi fricativa;

L’italiano centro-meridionale

- Riconosce un sistema a sette vocali
- Assimilazione dei nessi ND > NN e MB > MM
- Raddoppiamento consonantico di “d” e “g” in posizione intervocalica
- Le varietà meridionali si caratterizzano per la metafonia, con la chiusura della vocale tonica (o > u, e > i), es.: indebolimento, in “sposo” e “spusa”, anche della vocale finale
- Costruzione di frasi particolari. Ad esempio, invece della forma stare + gerundio, come “stare facendo”, si può incontrare “stare a fare”
- Impiego del complemento di termine dove di norma non è previsto, es.: “Sto a guardare a Carlo”

L’italiano parlato

- Semplificazione temporale. A livello verbale, utilizzo sempre più del presente anche per il futuro, il quale viene impiegato più che altro per comunicare un’ipotesi
- Caduta delle vocali finali dovuta alla velocità
- Caduta di sillabe iniziali, es.: ‘giorno < buongiorno
- Utilizzo del passato prossimo al posto del passato remoto (ormai anche nell’italiano meridionale)
- Quasi scomparsa del congiuntivo e in qualche caso sostituzione del condizionale con una forma di indicativo imperfetto. Alla fine il modo che continua a funzionare meglio è l’indicativo
- Il parlato risente molto anche delle terminologie dei mass-media, con un utilizzo sempre più evidente di prestiti.

***

In uno dei capitoli di uno dei tanti romanzi gialli scritti da Loriano Macchiavelli ambientati a Bologna, la scena si svolge nell’antico borgo del Pratello: l’ispettore Sarti Antonio, il protagonista, sta interrogando un ladro che si esprime in un gergo assai particolare, il gergo della malavita che fu di questa particolare zona cittadina. E’ un gergo che, ascrivendo la sua nascita in un periodo compreso tra gli anni ’40 e ’50 del ‘900 (quindi il Secondo Dopoguerra), è stato in grado di catapultare molte delle sue parole direttamente nel gergo parlato dalle giovani generazioni della Bologna di questi anni, creando una sorta di linea di continuità.
Concludo con un passo di Loriano Macchiavelli tratto dal suo "Coscienza Sporca" giallo che ho amato moltissimo. Questo passo che riporto mi piace perché dona, da parte di un bolognese, una visione obiettiva e spassionata della città, al di fuori dei suoi cliché ormai stantii e non più al passo con i tempi.
[…] la città [Bologna] bolle, è piena di contraddizioni, non si è mai guardata allo specchio, convinta per anni di essere privilegiata.
Naturalmente c’è chi specula: giornalisti e politici. Niente da eccepire, è il loro mestiere. Ma quando si vede un onorevole, uno di quelli che hanno fatto la passata politica nazionale, che si lega dinanzi a palazzo comunale con un cartello al collo nel quale si legge: “Addio Bologna, isola felice”, viene da ridere.
In quanti ci dovremmo incatenare dinanzi al palazzo comunale di tutte le città con il cartello: “Italia, dove sei finita?”. […]
E perché la finzione sia più reale, i bottegai continuano a vendere prosciutto e mortadella e a fare soldi, i magazzini di abbigliamento aumentano i prezzi e un paio di scarpe costa uno stipendio; i ristoranti sono fra i più cari d’Italia e prendere un taxi è come comperare l’auto che ti trasporta.
Si compra di tutto e ci si riempie lo stomaco.
Un modo per rimbambire che mette in pace le coscienze.
Le discoteche sono piene di giovani che non hanno bisogno di rimbambire perché ci sono nati. […]
Non c’è più la voglia di dire “buongiorno”. O di salutare chi si conosce e si incontra per strada. Si cambia direzione e si evitano noie.
Bologna è una strana città che, se ci guardi bene dentro, ti rendi conto che t’inganna. Ti illude di proteggerti sotto i suoi portici, come nel grembo di tua madre, e non ti permette di guardare dietro le quinte. Dove, appunto, accadono le cose più importanti.
Solo in certe occasioni Bologna è costretta a mostrare il volto segreto. Accade quando c’è da salvare l’immagine della facciata […] In queste occasioni escono tutti alla luce, si mostrano per tranquillizzare se stessi e gli altri, come per dire: “Vedete, io sono qui, io non c’entro”. […]
Ci si dimentica di colpo che, quanto a cattolicesimo bigotto, questa città non è seconda a nessuno. Secoli di dominazione pontificia avranno lasciato un segno, no? Falsa cordialità, ipocrita gentilezza mascherata dalla cantilena del dialetto e dall’affettato arrotondamento di certe parole. O dalla secchezza di altre che vengono pronunciate solo quando ci si dimentica di essere cortesi. Insomma, un parlare da preti.
D’altra parte, non è un caso che tutto, qui, si svolga come in una funzione religiosa. O si svolgeva, ché l’immigrazione ha un poco mitigato i misteri gaudiosi della città.
Esattamente come nelle funzioni religiose, c’è sempre qualcosa di misterico nei fatti che riguardano Bologna; qualcosa di non detto, di nascosto dietro l’altare. Se ci fate caso l’intera città è costruita come un altare. O un palcoscenico, che poi è la stessa cosa. Le quinte nascondono alla vista dello spettatore ciò che non s’ha da vedere. Cioè la commedia vera, quella che conta. E così, stupendi parchi si nascondono dietro facciate di antichi palazzi; botteghe piene di cose straordinarie e preziose si confondono nella penombra dei portici, visibili, ma con discrezione.
In ogni parte del mondo, è il verde che protegge le case; qui no, qui è la casa che nasconde il verde, con gelosia. Altrove, i negozi pagano per mettersi in mostra e le facciate dei palazzi si espongono allo sguardo con ostentazione. A Bologna, se volete ammirare la splendida facciata di un palazzo, dovete uscire dal portico, mettervi in mezzo alla strada e finire sotto le ruote di un autobus.
La città è concepita e costruita in modo da costringere lo sguardo ad altezza d’uomo, per obbligare a “vedere” solo ciò che è permesso: una lunga, interminabile sfilata di portici con i suoi pilastri o colonne; una teoria infinita di chiaroscuri che escono da antichi androni.
Niente a destra e niente a sinistra. Solo dinanzi.
Una città di mutua assistenza che dorme (o sogna) e che si scuote quando entrano in ballo interessi economici e politici. […]

sabato 21 aprile 2007

Citazione XVIII

Gli amici si dicono sinceri, ma in realtà sinceri sono i nemici.

(Schopenhauer)

Antica sera di sconforto

SCETTICISMO
SOSPENSIONE DI GIUDIZIO
IMPOSSIBILITA' A PRONUNCIARSI SULLA NATURA DELLE COSE A CAUSA DELLA LORO INCOMPRENSIBILITA'
AFASIA

Qui ad un certo punto, all'imbrunire una sera, il cielo si è fatto scuro e si è scatenata una tempesta di elettricità nel cielo, la stessa elettricità che mi fa shakerare le gambe per inerzia. I temporali mi rendono dannatamente nervoso ed inquieto come una tigre in gabbia!!! Dovresti vedere gli alberi di quel che ancor resta del mio piccolo mondo non più antico come si agitano, alti e dinoccolati, come le loro lunghe fronde nodose, furiosi all'azione del vento, come tanti balordi dissennati e forsennati.

ABULICO ED AVVILITO DISGUSTO
TU, TU, SI', PROPRIO TU, CHE COSA VIVI, CHE COSA SENTI, CHE COSA RESPIRI, CHE COSA PENSI, CHE COSA OSSERVI E GIUDICHI?

Siamo schiavi della lontananza e dell'incomunicabilità figlie di questa tecnologia assurda. Percepiamo una lieve sofferenza di fondo, una sottile inquietudine che ci fa provare alti e bassi, ma noi abbiamo i paraocchi, i paraorecchie e tiriamo avanti. Ma non andremo troppo lontano!

PAROLE, LEMMI
LEMMI VUOTI
LEMMI PIENI, SONO QUELLI CHE CONTANO, CHE POSSONO ESSERE CONDIVISI, CHE LASCIANO IL SEGNO
IO, TASSELLO, SENZA DI ESSI E' COME SE FOSSI CIECO!

Forzosa condizione di dovermi sopportare e di dovermi tenere compagnia; bramosia di vicinanza muliebre, il contatto e l'odore della pelle soffice e candida, il calore della carne e del respiro. Noia e incompletezza.

SILENZIO...VOGLIA DI PARLARE...MA CHE DIRE?
IL VERO AMICO E' CON CHI PUOI STARE IN SILENZIO, UN INCROCIO DI SGUARDI ED ECCO L'INTESA. IL CONTATTO PROLUNGATO MI FA STARE BENE, TEMPORANEAMENTE MI RASSICURA E MI RASSERENA, MA POI IL COMMIATO E LE STRADE, SE PUR PROCEDENDO VICINE, DI NUOVO SI DIVIDONO E NON SEMPRE SI TANGONO. DI NUOVO INSICUREZZA. IL MIO IO DICE A ME MEDESIMO: "SU, FATTI FORZA CHE DEVI CONTARE SU TE STESSO".

Se per te è diverso, ascolta il suono del tuo silenzio, il tuo respiro, il battito del tuo cuore, senti il flusso del sangue che scorre nelle vene. Concentrati e ascolta il rumore del tempo che scivola via veloce. Talvolta è assordante come un martello pneumatico...

...COME ASSORDANTE E' PER ME IL SILENZIO, E INGOMBRANTE, FIN TROPPO AVVOLGENTE E SOFFOCANTE E' LA PRESENZA DEL BUIO. MORFEO SE N'E' ANDATO, NON C'E' PIU' LUI CHE CON LA SUA PRESENZA RECITA SERENE PAROLE SUADENTI, CANTA DOLCI E SOAVI MELODIE.

Paura, ansia, inquietudine e vergogna. Chi o cosa le ha generate? Dove si celano? Perché col peso dei loro artigli graffiano e scalfiscono le mie carni? Perché non spiccano un infinito volo di non ritorno verso l'ignoto, sconfinato ed incommensurabile universo?

Attesa...attendo, posso attendere, devo attendere. Resto in attesa.

venerdì 20 aprile 2007

Citazione XVII

In un'epoca di pazzia, credersi immuni dalla pazzia è una forma di pazzia.

(Saul Bellow)

Animale da palcoscenico...basta...vorrei...instancabili vibrazioni




Sono finiti i tempi in cui un uomo poteva celarsi dietro la corrusca immagine d’un animale da palcoscenico. Basta!
Vorrei:
finezza
fantasia
tenerezza
dolcezza
semplicità
sensibilità
il mistero di tutti gli oceani profondi
una pennellata rosa su un fondo blu
esotismo
giada, onice e avorio
leggerezza e sapienza
profumi discreti e agrumati
calma
uno spirito arguto e sottile
il bianco e il verde del mare
profumi d’aghi di pino, di mirto, menta, muschio, di foglie di tè,
perché, in fondo, che male c’è ad anelare alla ricerca delle instancabili vibrazioni:
su un materasso ad acqua
sotto la pioggia
vicino ad un lago
in una pozza d’acqua sulfurea
nel mare
sopra un mucchio di alghe
su una barca da pesca
sul molo di un porto
vicino ad un faro
sotto un cielo pieno di stelle cadenti
oppure sotto una cascata, in una magnifica cornice naturale?

giovedì 19 aprile 2007

Citazione XVI

La civiltà moderna è la moltiplicazione infinita di necessità non necessarie.

(Proverbio)

Blue Moon

Scrivo che è sera e sono indotto a pensare alla luna. Chissà perché, forse perché ha sempre esercitato su di me un notevole fascino.
Il mutevole aspetto del disco lunare ha fatto sì che la luna sia considerata esempio e simbolo d’incostanza.
In particolare per la credenza astrologica che le sue zone piane ed oscure – i mari e gli oceani – abbiano una particolare influenza sul carattere e sugli umori degli uomini.
Prima dell’invenzione del cannocchiale, gli antichi vedevano sulla luna differenti figure: un’irregolare faccia d’uomo, Caino per Dante, un dragone presso i cinesi, la lepre e il coniglio presso le popolazioni precolombiane del Centroamerica e i giapponesi, un uomo decapitato presso gli svedesi, un cane presso i tedeschi e gli indiani.
La luna provoca sulla terra le maree e si suppone che influenzi il tempo e le operazioni agricole.
Le singolarità della luna…posizione e circostanze in cui si scorge la luna nuova offrono presagi per tutta la lunazione; certe operazioni, specie agrarie, vanno compiute durante la fase crescente, altre nelle notti senza luna. Dormire alla luce lunare è considerato pericoloso: si diventa “lunatici”.
La periodica crescita, diminuzione scomparsa e ricomparsa della luna è alla base di importanti miti e culti presso i più diversi popoli. La riapparizione della luna appare come promessa d’immortalità o risurrezione presso popoli di cacciatori, come i boscimani del Sud Africa e d’altra parte presto si forma l’antitesi tra la luna immortale e l’uomo mortale: perciò spesso i miti dell’origine della morte hanno come protagonista la luna. Alle stesse radici risalgono le credenze secondo cui le anime dimorano nella luna. A queste idee è dovuta presso numerosi popoli la regolare celebrazione del novilunio e del plenilunio, per mezzo della quale la luna diventa un elemento fondamentale del computo del tempo.

Di mille
Donne elette eccellenti n’elessi una
Qual non si vedrà mai sotto la luna
(Petrarca)

mercoledì 18 aprile 2007

Citazione XV

Fidarsi degli uomini è già farsi uccidere un po'.

(Louis Ferdinand Cèline)

Inversioni a U

Mutamenti di pensiero più o meno repentini, come ad esempio in politica, di solito non vengono giudicati positivamente dalle persone che il mondo della politica lo osservano dall'esterno, però ci sono a volte anche casi in cui la cosa migliore da fare è cambiare corso (e qui c'è chi ci riesce in meglio o in peggio).
Immaginate di essere stati invitati ad una festa nella quale si servono bevande alcoliche corrette con una qualche strana sostanza così potente da far alterare l'identità. Iniziate a guardarvi intorno e vedete facce che vi sono ancora familiari, ma le parole che escono dalla bocca di queste persone non lo sono più. Qualcosa è accaduto a queste persone che voi credevate di conoscere bene. Ma ora queste persone sono mutate incarnando il loro esatto opposto. C'è il multimiliardario capitano dell'industria informatica, prima conosciuto per il suo carattere di fagocitante pescecane, che ora ha il pallino di un presunto progetto di filantropia globale e passa più tempo ad investire denaro in cause che hanno una patina di altruismo piuttosto che ad accumularlo; c'è il capo di governo del paese latinoamericano che prima faceva il rivoluzionario marxista e il progressista che ora è mutato in un perfetto neo-conservatore fautore del capitalismo all'americana, e si è messo a fare discorsi a sostegno delle economie aperte e del libero mercato; c'è il proprietario di un mattatoio che ora è diventato un attivista per i diritti degli animali, un famoso penalista che sosteneva la pena di morte che ora si è votato alla causa di Amnesty International, c'è il liberista investitore di borsa che ora ha aperto società non-profit e di microcredito, l'attivista di Greenpeace che ora è diventato un perfetto apparatchik dell'industria, e via discorrendo.
La visione di lungo corso sostenuta da sociologi e psicologi che le persone raramente cambiano il loro credo, al giorno d'oggi inizia a scricchiolare. Mutar di pensiero è umano, soprattutto in politica, e molto spesso è lo specchio di povertà di idee, o di mancanza di una vera e propria coscienza politica, o di mero opportunismo. Ci sono comunque anche casi in cui l'opposto di questa disposizione appare patologico. Prendete ad esempio George W. Bush: mercoledì crede alla stessa cosa alla quale credeva lunedì a prescindere da quello che è successo martedì.
Molto spesso si verifica una sorta di introspezione, di esame di coscienza che si manifesta nel cuore della notte e fa dire ai soggetti un attimo prima del cambiamento (in meglio): "Sto sbagliando tutto". Ma spesso le scelte di cambiamento non sono estemporanee e repentine, e richiedono tempo. E questo mi porta ad introdurre le differenze di pensiero che sussistono tra Oriente ed Occidente. Mentre un cinese pensa che il mondo è un cerchio, un europeo pensa che il mondo sia una linea.
Secondo noi occidentali, il mondo è, appunto, lineare: lo possiamo metaforicamente spaccare, aprire, sezionare, e possiamo analizzare la parte di esso che vogliamo interrogare fintanto che non siamo giunti alla soluzione che stavamo cercando. Ma secondo gli asiatici il mondo non è come una corda lunga, bensì come una grossa catena chiusa, infinitamente complessa e mutevole. Quanndo gli orientali guardano la vita da questa prospettiva, alcuni aspetti che potevano apparire disgiunti, stranamente si rivelano agli occhi come uniti, legati, interconnessi. Molti occidentali che hanno iniziato a rivedere e revisionare la loro vita da questo punto di vista, spesso si sono trovati indotti ad abbandonare il sentiero del libertarismo.
Sarà forse questo uno dei tanti motivi per cui la gente si trova un bel giorno inconsciamente attratta dalle discipline e dottrine e dallo stile di vita orientali? Sarà per questo ch smette di pensare ad una immaginaria linea per iniziare a pensare ad un immaginario cerchio e inizia a vedere morale e moralità non più come un insieme di regole ma come una storia all'interno della quale ci si deve sentire parte di un tutto, di un insieme, di una sorta di "stampo" globale, egualitario, e non più come le stelle che dominano superbe dall'alto del cielo?

lunedì 16 aprile 2007

Citazione XIV

La funzione del genio è fornire idee ai cretini vent'anni dopo.

(Louis Aragon)

Follia 2



Non lo nego: sono ricoverato in un manicomio; il mio infermiere mi osserva di continuo, quasi non mi toglie gli occhi di dosso perché nella porta c'è uno spioncino, e lo sguardo del mio infermiere non può penetrarmi poiché lui ha gli occhi bruni, mentre i miei occhi sono celesti. Il mio infermiere non può dunque essermi nemico.
Ho preso a volergli bene, a questo controllare appostato dietro allo spioncino. Appena mi entra nella stanza, gli racconto vicende della mia vita; così, nonostante lo spioncino che gli è d'ostacolo, impara a conoscermi. Il brav'uomo sembra apprezzare i miei racconti, perché appena gli ho raccontato qualche fandonia per mostrarmi la sua gratitudine mi fa vedere la sua ultima composizione di nodi. Non vorrei affrontare il problema di stabilire se sia un artista.
Una mostra delle sue creazioni sarebbe però accolta con favore dalla stampa, e attirerebbe anche qualche compratore.
Egli fa nodi con spaghi comuni che dopo le ore di visita raccoglie e districa nelle camere dei suoi pazienti, creando complessi fantasmi cartilaginosi; poi li immerge nel gesso, li lascia irrigidire e li infilza su ferri da calza, fissati sopra zoccoli di legno. Spesso accarezza l'idea di colorare queste sue opere. Io lo sconsiglio, gli addito il mio letto metallico laccato di bianco e gli chiedo di immaginare questo letto così perfetto dipinto a vivaci colori. Allora, alzando le sue mani di infermiere, inorridito se le mette nei capelli, tenta, col suo viso un po' troppo rigido, di dare espressione simultanea a tutte le ansie che lo assalgono, e desiste dai suoi variopinti piani [...]
Continua su IL TAMBURO DI LATTA, di Günther Grass

domenica 15 aprile 2007

Citazione XIII

Uno stupido è uno stupido, diecimila sono una forza storica.

(Leo Longanesi)
Quando Gregor Samsa si svegliò una mattina da sogni inquieti, si trovò trasformato nel suo letto in un immenso insetto. Era disteso sul dorso duro come una corazza e, se sollevava un poco il capo scorgeva il proprio ventre convesso, bruno, diviso da indurimenti arcuati, sulla cui sommità la coperta, sul punto di scivolare del tutto, si tratteneva ancora a stento. Le numerose zampe, miserevolmente sottili in confronto alle dimensioni del corpo, gli tremolavano incerte dinanzi agli occhi. "Cosa mi è successo?" pensò. Non era un sogno. La sua stanza, una vera stanza da essere umano, soltanto un po' più piccola, stava tranquilla fra le quattro familiari pareti. Sopra il tavolo - sul quale, tolto dalla valigetta, era sparso un campionario di tessuti (Samsa era commesso viaggiatore) - era appeso un ritratto che di recente egli aveva tagliato da una rivista illustrata e messo in una graziosa cornice dorata. Raffigurava una signora che, in cappello e stola di pelliccia, sedeva eretta e tendeva all'osservatore un pesante manicotto di pelliccia in cui era scomparso l'intero avambraccio [...]

Continua su "La Metamorfosi" di Franz Kafka

sabato 14 aprile 2007

Citazione XII

Chi é incapace di vivere in società o non ne ha bisogno perché è sufficiente a se stesso, deve essere o una bestia o un dio.

(Aristotele)

L'uomo è il rimedio dell'uomo

(Proverbio wolof)

L'uomo esiste, si costruisce e si riproduce solo con l'aiuto di altri uomini. Non esiste uomo senza società, senza storia e senza compassione. Le relazioni di reversibilità, di complementarità e di solidarietà sono costitutive dell'essere umano.

Follia 1

-Che fai?- mia moglie mi domandò, vedendomi insolitamente indugiare davanti allo specchio.-Niente,- le risposi,- mi guardo qua, dentro il naso, in questa narice. Premendo, avverto un certo dolorino. Mia moglie sorrise e disse:-Credevo ti guardassi da che parte ti pende.Mi voltai come un cane a cui qualcuno avesse pestato una coda:-Mi pende? A me? Il naso?E mia moglie placidamente:-Ma sì, caro. Guardatelo bene: ti pende verso destra. Avevo ventotto anni e sempre fin allora ritenuto il mio naso, se non proprio bello, almeno molto decente, come insieme tutte le altri parti della mia persona. Per cui m’era stato facile ammettere e sostenere quel che di solito ammettono e sostengono tutti coloro che non hanno avuto la sciagura di sortire un corpo deforme: che cioè sia da sciocchi invanire per le proprie fattezze. La scoperta improvvisa e inattesa di quel difetto perciò mi stizzì come un immeritato castigo.

***

Chi era colui? Nessuno. Un povero corpo, senza nome, in attesa che qualcuno se lo prendesse. Ma, all'improvviso, mentre così pensavo, avvenne tal cosa che mi riempì di spavento più che di stupore. Vidi davanti a me, non per mia volontà, l'apatica attonita faccia di quel povero corpo mortificato scomporsi pietosamente, arricciare il naso, arrovesciare gli occhi all'indietro, contrarre le labbra in su e provarsi ad aggrottar le ciglia, come per piangere; restare così un attimo sospeso e poi crollar due volte a scatto per lo scoppio d'una coppia di starnuti. S’era commosso da sé, per conto suo, ad un filo d'aria entrato chi sa donde, quel povero corpo mortificato, senza dirmene nulla e fuori della mia volontà. «Salute!» gli dissi. E guardai nello specchio il mio primo riso da matto.

***

Come sopportare in me questo estraneo? Questo estraneo che ero io stesso per me? Come non vederlo? Come non conoscerlo? Come restare per sempre condannato a portarmelo con me, in me, alla vista degli altri e fuori intanto dalla mia?»

(Da "Uno, Nessuno e Centomila, Luigi Pirandello)

venerdì 13 aprile 2007

Citazione XI

Errare è umano. Dar la colpa ad un altro lo è ancora di più.

(Arthur Bloch)

Face2Face


Due fotografi francesi che vivono e lavorano a New York un giorno si sono chiesti perché israeliani e palestinesi non riescono ad andare d'accordo. Dal 2005 vanno in giro per Gerusalemme senza parlare molto, osservando l'ambiente circostante con stupore e senza preconcetti, sempre pronti a scattare dei primi piani di gente comune, sia israeliani, sia palestinesi, con l'intento di sottolineare le somiglianze anziché le differenze.
Le due comunità sono vicinissime, eppure non comunicano perché divise da un muro, e si scrutano solo attraverso i media, ma questo non li porta a rendersi conto delle loro reciproche paure e sofferenze che nascono dal conflitto interetnico.
Gli scatti fanno appunto leva sulle emozioni, che ci rendono tutti uguali. Questi scatti vengono poi affissi lungo le strade e in luoghi pubblici, in modo che tutti li possano vedere.
Gerusalemme è la città santa per le 3 religioni monoteiste. Un'area piccola dove si possono trovare il mare, le montagne, laghi e il deserto, un'area dove si trova tanto l'amore quanto l'odio, tanto la speranza quanto la disperazione.
I fotografi sono giunti ad una conclusione: quelle persone si somigliano e parlano quasi la stessa lingua, come 2 fratelli gemelli cresciuti in due famiglie diverse.
Il progetto Face2Face ha l'intento di accoppiare soggetti palestinesi ed israeliani accomunati dalle stesse attività e professioni.
Una bella idea davvero nel lungo e impervio cammino per la pace.

mercoledì 11 aprile 2007

Citazione X

Con la crescita zero il Paese invecchia. Tra un po' avremo un pensionato a carico di ogni disoccupato.

(Altan)

Notte


Dolce la notte in cui in riva al placido mare cammino prestando ascolto allo sciabordìo delle onde. Per te vorrei spiccare il volo e raccogliere la più luminosa polvere delle più luminose stelle, quindi sino a te planare dove tu placidamente, teneramente riposi per cospargere la stanza e i tuoi sogni di questa lucente materia e farti destare alle prime luci di un nuovo giorno con un sorriso di serenità che nasce dal tuo grazioso volto.

lunedì 9 aprile 2007

Citazione IX

Non farti uccidere i sogni da coloro che non ne hanno.

(Cicalone)

P.S.: Cicalone...chi era costui? Quien sabe? Comunque ha detto una bella frase.

Pugno in un occhio

Chi si ricorda ancora come, fino a qualche anno fa, era la situazione urbanistica di fronte a Palazzo Bentivoglio Nuovo, in Via delle Belle Arti a Bologna?
Quanti di voi ricordano ancora lo spiazzo per il parcheggio, circondato da contruzioni diroccate che erano il lascito dei bombardamenti di guerra?

Ora non dico che la situazione dovesse rimanere immutata con quell'immagine di degrado, ma sostituire quel degrado con una costruzione di una modernità sciatta e scialba, improbabile ed improvvisata, che fa a pugni con le antiche costruzioni circostanti però no!

Al massimo si sarebbe potuto fare uno spiazzo con un parco ed alcune panchine, chissà. In questo modo il Palazzo Bentivoglio Nuovo (anche lui, a proposito, avrebbe bisogno di una ripulita), con un'area libera di fronte a sé si sarebbe stagliato dinnanzi alla vista dello spettatore.

Fortunatamente la licenza per la ricostruzione su quella superficie diroccata c'era, ed era pure in regola, però, ci domandiamo, chi sono quei superficiali ed improvvisatori che in Comune rilasciano il permesso per costruire siffatte tristezze in pieno centro, zona universitaria? Non ci voleva molto a progettare una costruzione che si sarebbe resa più armonica con l'ambiente circostante.

Comunque, la frittata è ormai fatta, e ce la dobbiamo tenere, tanto più che ormai il palazzo è abitato e ci sono pure delle botteghe sotto il portico.

Ringrazio il buon Fausto Carpani per la segnalazione fatta, che ho preso dal suo foglio mensile in vernacolo, che puntualmente mi arriva e puntualmente leggo, e concludo con il suo esempio di Borgo Sant'Andrea a Cadriano, frazione di Granarolo Emilia. Il borgo, realizzato di recente al posto di vecchi capannoni industriali, prende il nome dalla chiesa omonima, e si presenta con portici, strade con selciato e un orologio che scandisce le ore, proprio come una volta. Secondo Fausto, e anche secondo me e tutti i suoi lettori, un bell'esempio di come, con buona volontà, pazienza e buon gusto, si possano fare ancora cose architettonicamente belle ed armoniose.

Ragaz, fè mò un girtén a Cadariàn :-)

venerdì 6 aprile 2007

Citazione VIII

I giornali inventano la metà di quello che scrivono...se poi ci aggiungi che non scrivono la metà di quel che succede, ne consegue che i giornali non esistono.

(Quino)
Ieri sera, 5 aprile, sono riuscito finalmente a vedere una puntata di Annozero.
Mi è sembrata la volta buona per il conduttore, per mettere da parte la sua evidente e limitante faziosità (lo dico da persona di sinistra!) e per evitare lunghi, noiosi ed inutili dibattiti politici in cui si fanno solo chiacchiere litigiose senza approdare mai a nulla. Mi è sembrata l'occasione buona per affrontare argomenti scottanti e di estrema emergenza, vale a dire i problemi ambientali in Italia.
Non mi sembra che allo stato dei fatti l'attuale governo abbia ancora stilato una vera e propria politica ambientale ed energetica, mentre di tanto in tanto rispuntano fuori dei personaggi (imprenditori ed individui che si fregiano del titolo di ingegneri) che hanno il coraggio di professare il ritorno al carbone, quando tutti noi che siamo dotati di buon senso sappiamo che stanno parlando di una fonte estremamente inquinante.
A livello europeo i vari capi di governo continuano a prendere parte a riunioni al vertice in cui si fissa il 2020 come data ultima per l'attuazione di una politica ambientale comune nuova e radicale, mentre gli ambientalisti e i climatologi continuano a ripeterci che se non si agisce subito, verso il 2050 ci ritroveremo a vivere su un pianeta con sconvolgimenti climatici che saranno ormai ingenti ed incontrollabili.
Ieri sera in trasmissione ho sentito parlare del business, gestito dalla camorra, del riciclaggio dei rifiuti in Campania, regione in perenne emergenza ed irrecuperabile, dei danni tumorali potenziali ai quali le persone sono esposte a causa delle sostanza sparate nell'atmosfera da inceneritori senza impianti di filtraggio (e l'aumento dei casi di cancro per colpa dell'inquinamento è sotto gli occhi di tutti), e della zona di Tarquinia, patrimonio archeologico e turistico dell'alto Lazio, minacciata anch'essa, insieme a Sarre in Campania, da danni ecologici ed ambientali.
Ultimamente mi sento di dire che il mondo politico italiano dovrebbe rivedere un attimo le sue priorità per fare qualcosa da subito, ma veramente, per l'ambiente. Basta chiacchiere, chi ci governa dovrebbe prestare più ascolto a tutta quella vasta schiera di cittadini che con il loro aiuto e il loro contributo, hanno la volontà e il desiderio di apportare cambiamenti sostanziali per la tutela e la preservazione dell'ambiente naturale, dell'acqua potabile, dell'aria che respiriamo.

mercoledì 4 aprile 2007

Citazione VII

Dal sublime al ridicolo non c'è che un passo.

(Napoleone Bonaparte)

Citazione VI

L'amore della libertà è amore degli altri; I'amore del potere è amore di se stessi.

(William Hazlitt)

Vetture ibride


E' da un po' che ci penso. Ultimamente la Toyota compra spessissimo uno spazio pubblicitario di minimo due pagine su TIME Europe per illustrare il suo motore ibrido, e a fine marzo ha anche regalato una vettura ibrida al Comune di Bologna (per leggere l'articolo: http://www.crisalidepress.it/news.php?ID=1174570177).

Cosa ne pensate delle vetture ibride?

Se si visita il sito della Toyota (http://www.toyota.com/prius/, clic sul link Hybrid Synergy Drive in basso a sinistra, sito in inglese) per raccogliere informazioni sulla Prius si può vedere come la comunità dei guidatori di vetture ibride sia ancora una cerchia ristretta, comunque la casa automobilistica fornisce un sacco di informazioni dettagliate ed esaustive sulle caratteristiche tecniche e il funzionamento del motore combinato a benzina/elettrico.

La tecnologia è innovativa, originale ed interessante, eppure non la vedo come una panacea per i nostri problemi di cottura del pianeta, bensì solo come una onesta proposta per ridurre il consumo e le emissioni di benzina nell'atmosfera.

Se siete interessati a farvi un'opinione sull'argomento vi riporto anche il link di un altro blogger che ha trattato l'argomento sul suo spazio: http://readerstation.blogspot.com/ (sito in inglese).

martedì 3 aprile 2007

Citazione V


Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

(A. Gramsci)

sabato 31 marzo 2007

Citazione IV

Gli errori dei medici la terra li ricopre; quelli dei ricchi sono coperti dai denari.

(Proverbio popolare)

Grappoli di collera



Fa sempre bene riscoprire i capisaldi della letteratura, soprattutto quando ti permettono di intraprendere un percorso non solo letterario, ma anche musicale.
"Furore" di John Steinbeck è un romanzo summa: non è solo letteratura, ma è anche un compendio di economia e storia americana del periodo della Depressione, ma, soprattutto, è una forte denuncia sociale, una denuncia dell'America del venerdì nero del 1929 dopo il quale il Paese iniziò a mostrare le sue mille contraddizioni, diviso tra enormi ricchezze e grande miseria.
Attraverso la famiglia Joad che si sposta lungo l'Highway 66 verso la California, in cerca della Terra Promessa, l'autore ci dipinge una metafora della condizione umana: la vita umana viene vista come un lungo viaggio intrapreso lungo una strada impervia. In questo libro si contrappongono le immagini della ricchezza, raffigurata dalle grandi e luccicanti automobili che sfrecciano vicino ai "rottami con le ruote" dei poveri Joad, e la povertà, le illusioni e disilussioni.
Questo romanzo è un'occasione per riflettere sui nostri tempi ancora troppo spesso caratterizzati dal disagio sociale, da condizioni di lavoro inumane, da diritti calpestati e ridotti a mere enunciazioni. Come non vedere nella famiglia Joad e in tutti gli altri disperati del romanzo i nuovi poveri, i nuovi disperati, anche loro in cerca, ieri come oggi, di un posto dove fermarsi e sostare, di un fuoco su cui scaldarsi, di una terrà promessa, di un lavoro sicuro?
In "Furore" troviamo la storia di una famiglia di contadini dell' Oklahoma, sfrattati dalle loro terre dalla siccità che distrugge i loro raccolti e dalla trattrici che sostituiscono il lavoro di venticinque uomini. E' in questo contesto che, per la seconda volta nella storia americana, i protagonisti intraprendono un lungo (ed alla fine illusorio) viaggio verso il West, che era considerato ancora terra dei sogni e dei desideri.
Un romanzo che descrive le vicende della classe lavoratrice e i problemi sociali dal punto di vista del lavoratore.
Questo romanzo ispirò il mitico folksinger americano Woodie Guthrie per comporre la sua "The Ballad Of Tom Joad". Vi invito a reperirla e ad ascoltarla, come vi invito ad ascoltare l'album di Bruce Springsteen "The Ghost Of Tom Joad", del 1995 (dal nome del protagonista del romanzo).
Qui di seguito il testo della canzone:

Men walkin' 'long the railroad tracks
Goin' someplace there's no goin' back
Highway patrol choppers comin'up over the ridge

Hot soup on a campfire under the bridge
Shelter line stretchin' 'round the corner
Welcome to the new world order
Families sleepin' in their cars in the Southwest
No home no job no peace no rest

The highway is alive tonight

But nobody's kiddin' nobody about where it goes
I'm sittin' down here in the campfire light
Searchin' for the ghost of Tom Joad

He pulls a prayer book out of his sleeping bag
Preacher lights up a butt and takes a drag
Waitin' for when the last shall be first and the first shall be last
In a cardboard box 'neath the underpass
Got a one-way ticket to the promised land
You got a hole in your belly and gun in your hand
Sleeping on a pillow of solid rock
Bathin'in the city aqueduct

The highway is alive tonight

Where it's headed everybody knows
I'm sittin' down here in the campfire light
Waitin'on the ghost of Tom Joad

Now Tom said: "Mom, wherever there's a cop
beatin' a guy
Wherever a hungry newborn baby cries
Where there's a fight 'gainst the blood and hatred
in the air
Look for me Mom I'll be there
Wherever there's somebody fightin' for a place to stand
Or decent job or a helpin' hand
wherever in their eyes Mom you'll see me."

Well the highway is alive tonight

But nobody's kiddin' nobody about where it goes
I'm sittin' down here in the campfire light
With the ghost of old Tom Joad

Parlando di "Furore", sempre tenendo d'occhio la produzione letteraria e musicale che parla delle condizioni dei lavoratori nel XIX e XX secolo, mi viene in mente anche la figura leggendaria di John Henry.
John Henry è un eroe mitico afroamericano che è stato il soggetto di tantissime canzoni, storie, racconti, romanzi ed opere teatrali.
John Henry era grande, grosso e forte. Lavorava come spaccapietre nei cantieri che, nell'Ottocento, stavano realizzando la linea ferroviaria per l'Ovest, in un periodo in cui le macchine stavano iniziando a soppiantare il lavoro non solo di braccia umane, ma anche di animali. La storia di John Henry narra che un giorno il proprietario del cantiere acquistò una trivella a vapore e per questo molti lavoratori di colore nel cantiere persero il loro posto di lavoro, soppiantati dalla macchina. Nella speranza di salvare il suo posto e quello dei colleghi, John Henry decide di sfidare la macchina. La realtà a questo punto si confonde con il mito, la leggenda e la fantasia. Le cronache narrano che John Henry alla fine riuscì a battere la macchina, ma morì d'infarto per lo sfinimento.
Il bello di questo personaggio è che, pur essendo di colore, è diventato un archetipo non solo per le culture musicali nera (con il blues) e bianca (con il folk, anche se una volta B.B. King disse che il folk è il blues dei bianchi - Rif. Elena Clementelli e Walter Mauro, "Blues, Spirituals e Folk Songs", Newton Poesia), ma per tutta la classe lavoratrice americana in un periodo di emarginazione e di cambiamenti. La storia di Henry viene vista come un archetipo della futilità della lotta contro il progresso tecnologico del XIX secolo che stava soppiantando il lavoro fisico tradizionale, oltre che come una denuncia delle compagnie interessate solo all'efficienza e alla produttività e per questo, non interessandosi del benessere dei propri lavoratori, decidono di mettere ai margini spesso proprio quelli più in gamba. Infatti John Henry, pur mostrandosi più bravo della macchina, alla fine muore e da essa viene rimpiazzato.
Inutile snocciolare la lista di musicisti blues e folk (oltre che di bluegrass) che, nel corso del tempo, hanno riarrangiato e reinterpretato la canzone tradizionale John Henry: Leadbelly, Sonny Terry & Brownie McGhee, Mississippi John Hurt, Woody Guthrie, Pete Seeger, Big Bill Broonzy, Odetta, Johnny Cash, Mississippi Fred McDowell e Dave Van Ronk.

Chissà perché ora che abbiamo parlato di ferrovie, spaccapietre e trivelle a vapore mi viene in mente "La Locomotiva" di Guccini?

Link al testo della canzone: http://www.ricky-web.it/testo-canzone.asp?titolo=La+Locomotiva

Questa canzone, con l'immagine della locomotiva "come una cosa viva lanciata a bomba contro l'ingiustizia", si richiama a un fatto realmente accaduto: protagonista il fuochista anarchico Pietro Rigosi, che si impadronì di una locomotiva e la mandò a schiantarsi contro una vettura in sosta nella stazione di Bologna. Miracolosamente si salvò, ma non svelò mai il mistero di quella folle corsa.
Evidentemente l'urto fortissimo lo fece schizzare via prima che i due veicoli si incastrassero l'uno nell'altro. Gli venne amputata una gamba, il viso rimase deformato dalle cicatrici, dovette sopportare una lunga degenza all'ospedale, ma dopo circa due mesi fece ritorno a casa. Inutilmente i giornalisti e i curiosi che gli facevano visita tentarono di chiedergli i motivi che lo avevano spinto ad un gesto tanto clamoroso. A nessuno venne risposto: il Rigosi si mantiene abbastanza tranquillo, parla con chi va a fargli visita, ma si astiene sempre ad accennare alle cause e al movente del suo atto, cambiando discorso o non rispondendo ogni volta che gli si richiede per quale ragione lanciò la sua macchina a tutto vapore da Poggio Renatico (in provincia di Ferrara) a Bologna e perché cercasse di morire.
Non era un ferroviere modello. Non tanto perché veniva spesso punito. Per i ferrovieri dell'esercizio allora ad ogni minimo errore corrispondeva una sanzione economica. Nel caso di Rigosi Pietro si tratta però di mancanze di omissione, negligenza, o diverbi con colleghi e superiori. Tutti chiari segni di affaticamento e insofferenza all'ambiente.
C'è una vasta letteratura sulle pesanti condizioni di lavoro dei ferrovieri, in particolare dei macchinisti, alla fine dell'800. Turni ininterrotti fino a trenta e anche quaranta ore consecutive, esposizione alle intemperie su macchine non di rado senza alcun riparo o con ripari che risultavano del tutto insufficienti, disciplina di tipo prussiano, tutto questo aggiunto ad un mestiere già duro: ricordiamo che una corsa da Venezia a Bologna significava per il fuochista spalare quaranta quintali di carbone. Non stupisce quindi che la mortalità nella categoria fosse tanto alta che non più del 10% dei macchinisti arrivava alla pensione. Forse fu tutto questo a spingere il nostro alla corsa forsennata verso Bologna. Anche se non volle mai dirlo pubblicamente ci doveva essere un rancore profondo in Pietro Rigosi verso la Società delle Strade Ferrate.
E con questo chiudo il cerchio.

giovedì 29 marzo 2007

Citazione III

Bisogna spegnere la prepotenza più che un incendio.
(Eraclito)

Notizie che rimbalzano

Notizie dal "pianerottolo di casa nostra": fa sinceramente ridere il fatto che si sia discusso ieri alla Camera dei Deputati dell'italiano quale lingua ufficiale da quando è stata compiuta l'unificazione. La notizia è stata data oggi dal GR1 delle ore 7. Fa ridere che dopo 50 anni, vale a dire dopo un periodo in cui i dialetti erano ancora molto più vivi di ora e la televisione iniziò ad uniformare la lingua tra tutti i parlanti, si discuta ancora nelle alte sfere del "ruolo unificante della lingua". Che sia questo un sintomo del fatto che dal 1861 è stata fatta l'Italia, ma gli italiani non ancora? L'ennesimo stolido deputato della Lega Nord, per esprimere il no del gruppo parlamentare a cui appartiene, ha scelto addirittura di parlare in veneziano. Dopo più di un secolo e mezzo il nostro appare come un paese ancora frammentato e disunito, come un aggregato di regioni, dove ognuno rimane ancora strettamente legato al suo campanile. Beninteso, a me piace ogni tanto usare il vernacolo petroniano, ma di questo passo in Italia non si cresce.
Notizie dal mondo 1: Iran: non si fa che parlare sempre più degli attriti crescenti fra Washington e il regime di Teheran. L'Iran appare come un paese politicamente e socialmente complesso. Si ricorda ancora il fatto dell'Università Tecnologica Amir Kabir a Teheran lo scorso dicembre, quando finalmente un gruppo di studenti, prendendo il coraggio a due mani, intervenne per manifestare contro il "presidente dittatore". A fronte dei problemi e degli stridori che i discorsi e le decisioni di Ahmadinejad stanno provocando all'estero, l'establishment politico iraniano ha subito una dicotomia; da un lato ci sono gli irriducibili legati al presidente, che sostengono di voler rischiare le sanzioni internazionali ed un intervento statunitense pur di diventare una potenza nucleare. Dall'altro ci sono i pragmatici che accetterebbero dei limiti imposti sul programma nucleare iraniano al fine di beneficiare di aiuti e supporti dall'Occidente (cosa che comunque non altererebbe il regime vigente, lasciando uno status quo). Tra le due ale si inserisce una minoranza che ha una posizione intermedia, dal momento che sostiene l'arricchimento dell'uranio esclusivamente per scopi pacifici. Chi la spuntera alla fine? Mah...
Notizie dal mondo 2: Messico: fa piacere notare come il modello sostenibile del microcredito della Grameen Bank fondato dall'economista del Bangladesh Muhammad Yunus sia stato esportato anche in Messico e lì stia allignando. Nella città di Santa Cruz Mixpetec, nel sud del Paese, centro rurale povero da cui il 60% degli abitanti è partito per lavorare negli Stati Uniti (buona parte di quel 60% illegalmente), con una banca per il microcredito fondata da poco, molte persone sono state aiutate per iniziare delle piccole attività in proprio. Questa cosa non solo aiuterebbe la lotta contro l'immigrazione illegale dal Messico verso gli USA, ma supporterebbe anche la nascita di economie locali in tutto il Paese, dal momento che le idee ci sono, ma mancano i soldi per gli investimenti. La cosa potrebbe riuscire proprio dove le grosse banche messicane hanno fallito a causa degli esorbitanti tassi di interesse e di tanta, inutile burocrazia. Speriamo bene.

Per concludere in bellezza, tanto per tiraci un po' su di morale (detto ovviamente con ironia) riporto l'ennesima notizia che può essere letta dal sito web de L'Unità: noi lavoratori italiani percepiamo i salari più bassi d'Europa. Per i dettagli vedere: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=64744

Citazione II

Viviamo in un'epoca in cui le cose superflue sono le nostre uniche necessità.
(Oscar Wilde)

between the bars - elliot smith cover n° 2- eugi

mercoledì 28 marzo 2007

Citazione I

Da oggi vorrei mostrare il mio pensiero attraverso alcune citazioni che racchiudono un po' il mio modo di vedere il mondo.
Inizio con la prima:

Non aderisco all'opinione di nessun uomo: ne ho alcune per conto mio

(Ivan Turgenev)

domenica 25 marzo 2007

Slow Life

Chi ricorda il successo editoriale, datato 1998, del francese Philippe Delerm, dal titolo "La prima sorsata di birra"? Un libro piacevole, che ci invita a riscoprire la gioia nascosta, contenuta nei piccoli gesti ed accadimenti quotidiani.

Stamattina, al mio risveglio, sono stato accolto da una giornata di pioggia. Eppure stavolta non ci ho visto il grigiore e l'uggia consueti, bensì ho singolarmente scoperto il piacere di rimanere avvolto nel tepore di casa e riappropriarmi dei miei ritmi, mentre là fuori la pioggia battente bagna finalmente una terra che ringrazia.

L'erba del parco da un po' di tempo mi appare, con mio piacevole stupore, di un verde rigoglioso e sorprendente. Guardo oltre, all'orizzonte, e tra i rami ancora spogli di una fila di alberi scorgo un gruppo di case che stanno per essere ultimate: mancano ancora gli infissi alle finestre, e quelle scure cavità, insieme ai contorni che un po' sfumano e si fanno indefiniti tra le trame degli alberi, mi ricordano la classica rappresentazione di una veduta dipinta da Giorgio Morandi, magari da uno dei cortili di via Fondazza a Bologna.

Oggi mi sono rinfrancato riscoprendo il piacere della rasatura lenta. Ho ritirato fuori il vecchio pennello con le setole del "sacro maiale" e il vecchio rasoio di sicurezza in ottone, acquistato in una delle più antiche bottege del centro di Bologna, ancora lì nello stesso posto dopo più di quattro secoli.

Oggi mi sono riappropriato di ritmi e gesti lenti, di una slow life che credo ogni tanto possa essere un ottimo antidoto contro la frenesia di questo mondo al quale non mi sento di appartenere poi del tutto.

Buona vita lenta a tutti.

Un estratto del libro di Delerm può essere letto al seguente link:
http://www.sciform-aulamagna.unito.it/moodle/mod/resource/view.php?id=6449

Un paio di belle recensioni su "La prima sorsata di birra" si possono trovare invece ai seguenti indirizzi:
http://www.wuz.it/archivio/cafeletterario.it/066/cafelib.htm
http://digilander.libero.it/kyme/lib/l/La%20prima%20sorsata%20di%20birra.html

sabato 24 marzo 2007

Thirteen Women (And Only One Man In Town)

Correva l'anno 1954 e il rock'n'roll era ancora un bambino in fasce. La canzone del titolo rappresenta il lato B di "Rock Around The Clock", mito evergreen che rese celebre il primo gruppo rock bianco della storia prima che il vecchio Elvis venisse proclamato "The King". Il testo che voglio condividere con voi parla di uno che sogna di essere l'unico uomo in città a sopravvivere all'esplosione di una bomba H. Lui, più 13 donne. Ecco a voi le lyrics:

Last night I was dreamin'
Dreamed about the H-Bomb
Well the bomb-a went off and I was caught
I was the only man on the ground

There was-a 13 women and only one man in town
Thirteen women and only one man in town
And as funny as it may be
The one and only man in town was me
With 13 women and me the only man around

I had 2 gals every morning
Seein' that I was well fed
And believ-a you me, one sweetened my tea
While another one buttered my bread

Two gals gave me my money
Two gals made me my clothes
And another sweet thing bought me a diamond ring
About forty carats I suppose

Well, 13 women and only one man in town
There was-a 13 women and only one man in town
It was something I can't forget
Because I think of those 13 women yet
Well-a 13 women and only one man around

I had 3 gals dancin' the Mambo
Three gals ballin' the jack
And-a all-a the rest really did their best
Boy they sure were a lively pack

I thought I was in Heaven
And all of these angels were mine
But I woke up and I ended the dream
'Cause I had to get to work on time

Well-a 13 women and only one man in town
There was-a 13 women and only one man in town
No I can't tell where I've been
'Cause I kinda think that someday I'll go back again
To those 13 women and me the only man around

Well-a 13 women and me the only man around
Well-a 13 women and me the only man around

P.S.: per l'espressione "ballin' the jack" rimando al seguente sito: http://www.randomhouse.com/wotd/index.pperl?date=19980508

Canción ecologista

Contra el consumo,
hacia la libertad,
juntos iremos
con este cantar.

Juntos iremos
con este cantar,
contra los colorantes,
hacia lo natural.

Contra la contaminación,
hacia la purificación,
todos lograremos
mejor vegetación.

¿Hacia dónde vamos?,
te preguntarás.
Hacia el arco iris,
hacia la verdad.

Hacia un verde futuro,
hacia una mejor vida,
hacia un aire puro,
hacia una utopia.

Contra las marcas,
hacia lo auténtico,
todos viviremos
un mejor momento.

P.S.: si accettano proposte per musicare questa canzone.

lunedì 8 gennaio 2007

Bhopal centro di integrazione


Bhopal, in India, è la città tristemente passata alla storia per la tragedia del disastro chimico del dicembre 1984.
Nel groviglio inestricabile per noi occidentali della pluralità di lingue, etnie e religioni del subcontinente, la città di Bhopal al giorno d'oggi offre l'occasione di un'assemblea dei vari rappresentanti tribali, in cui si discutono i problemi di integrazione fra le varie etnie del Paese.
All' Adivaasi Panchayat hanno preso parte più di 3.000 persone giunte da ogni regione su invito del Ministro del Mandhya Pradesh.
Nell'occasione, resa solenne da danze e canti rituali, le etnie indossano gli abiti tradizionali e discutono di discriminazione, di ridistribuzione delle risorse e di possibili modi per favorire l'integrazione fra le varie etnie che costituiscono le tessere del complicato mosaico indiano.
Un'occasione da prendere da modello ed esempio per tutti quei territori del pianeta dove ancora si fomenta l'odio interetnico.
Per approfondimenti sul disastro di Bhopal http://www.greenpeace.it/bhopal/

sabato 6 gennaio 2007

Dalla Rete


Il mondo del lavoro è decisamente cambiato

Ricordate quando i lavoratori erano "persone" e non "risorse"? Erano gli stessi tempi in cui la gente "faceva un lavoro" e non partecipava a "progetti". Conosco uno che non vedevo da molti anni e, incontrandolo, tra l'altro gli ho domandato: "E che lavoro fai?" "Ah, sono in Comune e partecipo al progetto per la diffusione della raccolta differenziata dei rifiuti" "Interessante: e di quali aspetti ti occupi?" "Ah, ho una responsabilita' diretta nell'ambito dell'organizzazione tecnico-pratica del contesto esecutivo" "Specificatamente in cosa consiste la tua attività?" "Beh, faccio il netturbino".

Sapersi assumere le responsabilità

Questa è la storia di 4 persone: OGNUNO, QUALCUNO, CIASCUNO, NESSUNO. C'era un lavoro da fare. OGNUNO era sicuro che QUALCUNO l'avrebbe fatto. CIASCUNO avrebbe potuto farlo, ma NESSUNO lo fece. Finì che CIASCUNO incolpò QUALCUNO perchè NESSUNO fece ciò che OGNUNO avrebbe potuto fare.

venerdì 5 gennaio 2007

Acqua, Water, Eau, Agua, Wasser...


Acqua risorsa preziosa

Cosa possiamo fare per non sprecarla? Basterebbero comportamenti quotidiani più accorti, come ad esempio tenere aperti i rubinetti di casa solo quando è necessario, o innaffiare il giardino di sera. Oltre un miliardo e mezzo di persone nel mondo hanno un limitato accesso (o non lo hanno affatto) all'acqua potabile. Quando ce l'hanno la risorsa poi è disponibile in quantità limitate. Ed è per questo che molti di loro ogni giorno muoiono.
Alcuni scienziati avevano previsto l'inizio di conflitti per l'approvvigionamento di acqua per il 2011, ma questi conflitti già si verificano. E' solo che i media o li tengono nascosti, o ne parlano mascherandoli da conflitti interetnici. Il che è una balla, dato che gli esperti ci testimoniano che in queste zone dove si verificano questi conflitti, le parti della società locale che si scontrano sono parte di una comunità multietnica e multiculturale che tollera le reciproche diversità di razza e di religione.
Oltre a quanto dovrebbe essere nei poteri degli Stati e delle istituzioni, ognuno di noi può contribuire ad alleviare questa grave emergenza. Un corretto utilizzo delle risorse idriche nei paesi ricchi per promuovere il diritto all'acqua, il sostegno al consumo equo e solidale e lo sviluppo delle comunità povere nel Terzo Mondo.
Ricordiamoci sempre, ogniqualvolta apriamo il rubinetto, che siamo dei privilegiati!!!

Un paio di punti di vista sull'acqua minerale al di qua e al di là dell'Atlantico

Beppe Severgnini, l'autorevole giornalista de Il Corriere della Sera, in un breve passaggio del suo libro "Manuale dell'uomo domestico" parla di una signora britannica (londinese per la precisione) di sua conoscenza, la quale mette in frigo una caraffa di acqua del rubinetto e la serve ai suoi ospiti a cena, dicendo che è acqua francese o italiana e inventandosi un nome fantasioso. I signori ci cascano :-)

In tante città occidentali la gente considera, a ragione, il fatto di poter bere acqua dal proprio lavandino un diritto civile. Severgnini parla dunque di "acqua potabile del rubinetto".

Successivamente passa a parlare dell'acqua minerale in bottiglia, dicendo che noi italiani siamo specializzati nel consumo del suddetto prodotto. I produttori di acqua minerale sono stati, a suo avviso, molto bravi a trasformare un lusso in un'abitudine tenendo basso il prezzo, ammaliandoci con nomi fantasiosi o rassicuranti, decantando benefici effetti, investendo insomma soldi a palate in pubblicità che ci mostrano quanto siano sexy le bollicine.

La domanda, a fronte dell'analisi che sta per seguire, è la seguente: possono (o devono) cambiare le abitudini riguardo al consumo di acqua minerale? Milioni di bottiglie in vetro o in plastica attraversano lo stivale da nord a sud, lungo strade e le intasate autostrade. Acqua del nord che va a sud, acqua del sud che va a nord: trasporti, traffico, consumo di benzina, inquinamento.

Arrivata a destinazione. l'acqua in bottiglia riempie gli scaffali di supermercati e ipermercati, senza dimenticare lo smaltimento dei vuoti una volta consumato il prodotto. La distribuzione di un prodotto di prima necessità ci mostra tutti i suoi controsensi.

Pensiamo alla gente di Londra, di New York e di qualsiasi altra grande metropoli, dove la gente beve acqua del rubinetto in luoghi che sono tutt'altro che ridenti località di montagna con acqua di sorgente che sgorga dalle rocce o zampilla dalle fontane!

E questo era l'italico punto di vista. Mi appresto ora a riportare il punto di vista americano.

Sto leggendo in questi giorni un saggio (nella sua versione originale inglese) di Robert Fulghum. Il libro, edito in Italia da Sperling & Kupfer col titolo "Tutto quello che serve l'ho imparato all'asilo" (se desiderate una recensione la trovate ad esempio al seguente link: http://www.liberonweb.com/asp/libro.asp?ISBN=8820037025).

In questo libro c'è un capitolo dedicato all'acqua in bottiglia. Fulghum ci fa notare come, una volta, ad un party, gli fu offerta acqua minerale di svariate provenienze, francese o italiana, liscia oppure gassata, di sorgente di montagna oppure proveniente da profindità artesiane, fredda oppure a temperatura ambiente, semplice oppure con una fetta di limone.

Fulghum ci parla quindi del negozio di alimentari dove lui è solito servirsi, il quale offre la bellezza di 31 marche di acqua imbottigliata, dalla Francia, dal Canada, dal Galles, dalla Germania, dall'Italia, dagli USA e dalla Norvegia e persino dalle Isole Fiji! Vari sono i colori delle bottiglie, trasparente, verde, oppure blu. Tutte le bottiglie si presentano con eleganti etichette.

Fulghum ci dice che questa cosiddetta "acqua dei designer" può apparire una pretenziosa stravaganza, anche se, a suo avviso, se la si critica, lo stesso andrebbe fatto per il mercato della birra, del vino, dei liquori, della musica e del cinema. Fulghum ama l'acqua cosiddetta fantasiosa e di moda, perché secondo lui questo prodotto attrae la nostra immaginazione e fa appello al lato romantico della natura umana. Fulghum conclude la dissertazione dicendo che per un prezzo basso "può rispecchiarsi in un sogno contenuto in un bicchiere", un ordinario, comune bicchiere di vetro che gli rivela le meraviglie della natura, l'inventiva della rivoluzione industriale e i piaceri di una visione poetica della vita.

Ragazzi, l'autore non me ne voglia, in generale apprezzo come scrive e gli argomenti e le riflessioni che tratta, ma a questo giro il tutto mi appare un po' troppo melenso ed esagerato.

Io personalmente bevo acqua minerale (anche se non disdegno quella del rubinetto alla bisogna), e comunque, ogniqualvolta mi verso un po' di questo liquido trasparente nel bicchiere e mi accingo a berlo, l'unica cosa che penso è quanto è preziosa quella cosa che sta per divenire parte di me e faccio di tutto ogni giorno per non abusarne, per non sciuparla.
Postilla a parte: ho parlato della risorsa "acqua". Per quanto riguarda la risorsa "petrolio" vi invito a leggere il seguente libro:
"La società no oil. Un nuovo sviluppo è possibile ma senza petrolio", di Orecchini Fabio e Naso Vincenzo, Orme Editori.
La civiltà umana sta consumando il proprio pianeta e al tempo stesso lo sta soffocando con rifiuti che non è in grado di limitare o controllare. La scienza e la tecnologia hanno però trovato le soluzioni e diventa possibile obiettivo la prospettiva di un nuovo sviluppo. La sfida tecnologica dei cicli chiusi, enunciata e discussa in questo libro, fornisce elementi a sufficienza per una definizione di sviluppo sostenibile: "Lo sviluppo sostenibile non consuma risorse. Le usa e le riusa, illimitatamente". Dal punto di vista dei sistemi energetici non c'è dubbio: lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo No Oil. La produzione di idrogeno ed elettricità da fonti energetiche rinnovabili consente la realizzazione di uno scenario tecnologico assolutamente possibile.
RIFIUTI E NATURA, ECCO L'ORO VERDE DELLA SVEZIA. Già partita l'operazione "No oil" ...

lunedì 1 gennaio 2007

Lagos, Nigeria

L'immane esplosione di un oleodotto a Lagos, Nigeria: centinaia le vittime, rimaste carbonizzate, vittime anche di miseria ed emarginazione. Condizioni che spingono questa povera gente a rubare petrolio direttamente dalle condotte delle pipeline. Questo dovrebbe farci domandare se magari non siamo proprio noi i colpevoli di una situazione a causa della quale un paese ricco di petrolio come la Nigeria non ha una goccia di benzina per gli autoveicoli perché tutto il greggio viene venduto alle nazioni ricche per farci lucrare sopra le multinazionali e i corrotti potenti locali.

L'open source applicato alla tecnologia legata all'automobile

L'open source in informatica indica un programma messo in internet con un tipo di licenza per la quale il codice sorgente (cioè il linguaggio di programmazione) è lasciato alla disponibilità di eventuali sviluppatori, in modo che con la collaborazione libera e spontanea il prodotto finale possa raggiungere una complessità ed una perfezione maggiori di quanto potrebbe ottenere un singolo gruppo di lavoro. L'esempio più lampante (e noto al largo pubblico) di open source sono le decine di distribuzioni GNU/Linux: un sistema operativo completo di migliaia di applicativi anche di elevatissimo valore. Questo modo di avvicinarsi all'informatica sta "contagiando" positivamente il mondo della tecnologia.
Dall'informatica alle quattro ruote si lavora all'auto "open source"
L'idea, lanciata da un ex dipendente della BMW ora proprietario di una società di consulenza, ha avuto sinora moltissime adesioni. L'ideatore dice: "Quando sarà a un ottimo livello qualcuno la produrrà di certo".Sta vedendo la luce un altro progetto di automobile "open source", una macchina cioè per la quale nessuno potrà rivendicare il benché minimo diritto di brevetto. La community non deve pertanto sottostare a brevetti o altre restrizioni convenzionali dovuti al marketing o alla tecnologia utilizzabile sul mercato.Un ex dipendente della BMW, Markus Merz, che ora è proprietario di una società di consulenza automobilistica in Germania, ha dato vita al progetto OSCAR, acronimo di "Open Source Car". L'idea di base del progetto è quella di permettere a chiunque lo voglia di copiare, modificare e redistribuire informazioni sullo sviluppo di un'automobile di elevato livello tecnologico senza rivendicare alcun diritto sulle modifiche proposte al suo miglioramento. Il progetto sta facendo riunire online ingegneri, designer e appassionati. Messe tutte assieme queste persone stanno ottimizzando giorno dopo giorno le caratteristiche tecniche dell'auto in oggetto e il suo design. Coloro che partecipano interagiscono sapendo che l'automobile ha alcune semplici specifiche. Devono sapere, per esempio, che la macchina è lunga quattro metri e larga due e possiede quattro porte. Essa sarà mossa da un motore elettrico e dovrà raggiungere una velocità di 150 chilometri all'ora. I partecipanti possono prendere parte ad uno dei quattro forum principali moderati da esperti, che assicurano che le migliori idee trovano applicazione. Essi sono "integrazione", che si occupa principalmente di design e miglioramento delle varie parti, "moduli" il cui obiettivo è quello di realizzare e perfezionare il motore e i sistemi di sicurezza, "mezzi", riguarda tutto ciò che serve per affinare le simulazioni e "network" dove i partecipanti discutono di potenziali partnership. Tutti devono sapere ed essere ben consci che non esiste alcuna proprietà per le loro idee. In tutto questo c'è un problema: chi costruirà alla fine l'automobile? Essa dovrà superare molte prove, tra cui i crash test. "Sono certo - ha detto Merz - che quando avremo raggiunto un ottimo livello informatico della macchina qualche società automobilistica, magari anche non grande, si interesserà al progetto e ci aiuterà a trasformare il modello in 3D in un prototipo reale. Il mio più grande sogno è quello di sedermi al suo volante".




Non vogliono dirci i loro nomi, non vogliono soldi, lo fanno per un avere un giorno un mondo migliore. Sono un gruppo di ingegneri con un sogno da realizzare.F.I.A.T.M.I.A., questo è il nome del progetto, è un auto ecologica, alimentata ad idrogeno e dalla forma a geodesica. La novità del progetto sta nell'aver attinto dalle migliori tecnologie già esistenti per ideare un veicolo che offre molto di più dei suoi attuali concorrenti sfruttando la geodesica che si basa sui poliedri. Si chiama superficie poliedrica la figura formata da più poligoni situati in piani diversi e disposti in modo che ciascun lato sia comune a due di essi e il piano di ognuno lasci tutti gli altri dalla stessa parte. I poligoni, i loro vertici e i loro lati si dicono rispettivamente facce, vertici e spigoli.I punti dello spazio che non appartengono alla superficie e si trovano dalla stessa parte della superficie rispetto al piano di ciascuna faccia si dicono punti interni alla superficie; tutti gli altri punti, che non sono interni e non appartengono alla superficie si dicono esterni. Si chiama poliedro la figura formata da una superficie poliedrica convessa e chiusa e dai suoi punti interni.Le facce, i vertici e gli spigoli della superficie sono facce, vertici e spigoli del poliedro. Si dice diagonale del poliedro il segmento che congiunge due vertici non situati sulla stessa faccia. Di questo progetto "open source" se ne è sentito parlare per la prima volta un po' di tempo fa, ben prima di OSCar. Ergonomia e aerodinamica: le automobili di oggi non si limitano ad inquinare circa 2 tonnellate di carbonio all'anno; la pessima aerodinamica con la quale vengono costruite peggiora i consumi, e l'ergonomia del veicolo è spesso inadatta ad una guida confortevole e quindi sicura. Fiatmia cerca di ribaltare la situazione con accorgimenti banali, semplici ma davvero efficaci.Il peso medio di un'auto è 1500 kg. La maggior parte dell'energia spesa non serve a trasportare gli individui, ma l'auto stessa. Fiatmia ribalta la situazione: con un telaio a struttura geodesica, ovvero formato da tanti piccoli esagoni e pentagoni, diminuisce il peso complessivo dell'abitacolo, mantenendo però una elevata robustezza e quindi sicurezza. L'unico svantaggio è l'essere vincolati per quanto riguarda l'estetica del veicolo, ma... con gli opportuni accorgimenti, anche la Fiatmia sembra essere in grado di rivaleggiare in bellezza con le sue più agguerrite concorrenti. Un peso minore significa minori consumi, più tenuta di strada.Fiatmia è limitata a 4 posti; tre sedili possono essere piegati per rendere l'abitacolo un enorme bagagliaio. Altre autovetture offrono 5 o persino 6 posti... Se osservate le vetture che circolano in giro, vedrete che di solito si viaggia da soli, o in due... uno spreco enorme, considerando che le autovetture consumano anche in rapporto al loro peso. Fiatmia potrebbe essere progettata anche in versione biposto, più piccola, compatta e dai consumi ridotti. Non dimentichiamo, poi, che il posizionamento dei sedili a "rombo" consentirebbe di guadagnare molto spazio all'interno dell'abitacolo.Un sistema di trasporto ad idrogeno consentirebbe a chiunque di acquisire la propria indipendenza energetica. I paesi caldi possono produrre elettricità con pannelli fotovoltaici, i paesi freddi con impianti eolici o geotermici. Una grande disponibilità di elettricità garantirebbe una produzione di idrogeno sufficiente per alimentare tutti i veicoli della nazione. Ci sono dei poteri economici in ballo, e quindi non basta seguire il buon senso. Solo una grande partecipazione di persone (e di VOTANTI) può cambiare la situazione. Sì all'idrogeno, no alla guerra.L'idrogeno è una tecnologia che, se utilizzata in maniera corretta, è pulita, rinnovabile, efficiente e disponibile in quantità illimitate. Il suo utilizzo come carburante per veicoli rappresenterebbe un grosso aiuto alla riduzione dell'inquinamento, al risparmio dei costi di manutenzione dei veicoli, alla diminuzione degli attriti e delle tensioni internazionali. E probabilmente un grosso disincentivo alle guerre.L'idrogeno è presente nell'acqua, insieme all'ossigeno. Con energia solare o eolica, tramite processo di elettrolisi, si possono scindere gli atomi ed immagazzinarli separatamente. E' poi sufficiente caricare l'idrogeno nel serbatoio del veicolo, metterlo in contatto con l'aria e si crea una grande quantità di energia elettrica, sufficiente per spingere i motori elettrici della Fiatmia. L'idrogeno è abbondante. Si trova principalmente nell'acqua.L'idrogeno, quando si unisce ad atomi di ossigeno, forma energia e... acqua. Nessun inquinamento. L'idrogeno è sicuro. E' sbagliato sostenere che automobili ad idrogeno sono meno sicure delle "cugine" a benzina. E' stato dimostrato, anzi, che la grande volatilità dell'idrogeno è una caratteristica che lo dovrebbe far preferire alla benzina. L'idrogeno è economico. Produrre idrogeno su scala industriale permetterebbe di ottenere energia più a buon mercato di quella prodotta con combustibili fossili, senza contare i vantaggi ambientali.L'idrogeno fornisce un ciclo di vita perfetto. Dall'acqua all'idrogeno, dall'idrogeno all'acqua. Spendi energia, ottieni energia. Perfetto.L'idrogeno è democratico. Per produrre idrogeno non servono giacimenti di petrolio o risorse di chissà che tipo. Basta il vento, o il sole, o le maree. Con la tecnologia giusta, tutte le nazioni del mondo possono essere indipendenti dal punto di vista energetico. Questa è pace. Fiatmia è un progetto di una automobile caratterizzata da:- Telaio a forma geodesica, caratterizzato da grande robustezza e leggerezza.- Quattro motori elettrici indipendenti, uno per ruota.- Generazione dell'energia elettrica tramite celle a combustibile, utilizzando idrogeno come carburante.- immagazzinamento dell'idrogeno a temperatura ambiente, tramite nanotubi di carbonio o nanofibre di grafite. Una variante del progetto prevede di utilizzare delle "palline" di dimensione predefinita, vantaggiose per una graduale conversione del sistema di distribuzione del carburante.- posizione dei sedili a "rombo", ottimizzando così gli spazi di bordo.- ottima aerodinamica, forma affusolata, nessuno spigolo.- specchietti retrovisori sostituiti da telecamere, migliorano la visibilità e l'aerodinamica.- fanali anteriori posizionati in alto, migliorando la resa ottica e la profondità di campo.- peso ridotto, solo poche componenti essenziali, niente "fronzoli" inutili, pesanti e soprattutto costosi.Una automobile del genere, prodotta su scala industriale, avrebbe dei costi bassi, una resa chilometrica eccellente e una affidabilità enorme. I motori elettrici si rompono raramente. E qui ce ne sono ben quattro!
Qui di seguito una serie di domande a cui gli ingegneri di FIATMIA hanno dato risposta.
L'idrogeno costa più dei combustibili tradizionali? Dipende. Oggi sì, ma solo perchè la produzione di idrogeno non è fatta a livello industriale e in quantità massicce. In quel caso, infatti, la sua produzione, stoccaggio e consumo renderebbero il "prezzo al litro" per l'utente finale più basso di quello attuale, senza contare i benefici in termini di impatto ambientale.
Come si crea l'idrogeno? Esistono vari modi, il più utilizzato (e anche il più inquinante) è il reforming dei gas, che utilizza comunque combustibili fossili e produce inquinamento. I metodi migliori scindono gli atomi di idrogeno ed ossigeno presenti nell'acqua in vari modi: l'elettrolisi impiega energia elettrica, la fotolisi utilizza la luce solare diretta e alcune proprietà dei semiconduttori, la biolisi utilizza il metabolismo di alcune alghe verdi.
Come si immagazzina l'idrogeno? A basse temperature? Principalmente sì, anche se non è il modo migliore. Esistono promettenti soluzioni che utilizzano nanotubi di carbonio, o nanofibre di grafite, per immagazzinare il gas a temperatura ambiente e con densità vicine a quella dell'idrogeno liquido. Una produzione in massa di tali sistemi di stoccaggio li renderebbe economici e davvero efficienti, soprattutto utilizzandoli come "serbatoi" per autovetture, come Fiatmia.

Bidoni della spazzatura a energia solare :-)

Jim Poss, fondatore nel 2003 della Seahorse Power Co. di Needham, Massachussets, ha inventato il BigBelly Cordless Compaction System, una sorta di bidone della spazzatura che impiega energia solare per compattare 300 kg di rifiuti in pacchi da 18 kg cadauno. La capacità di questi bidoni è di 4 volte superiore rispetto ai normali bidoni negli Stati Uniti, e pertanto i rifiuti devono essere raccolti con una minore frequenza.Grande e di colore verde, il BigBelly ha l'aspetto di una cassetta di raccolta per la posta. La meccanica di questo prodotto lo rende davvero innovativo. Ciascun bidone possiede un pannello solare da 40 watt collegato ad una batteria da 12 volt che fa funzionare il motore interno con il sole e con la pioggia. Un BigBelly pesa circa 245 kg e costa 4000 dollari, 10 volte di più rispetto ad un bidone della spazzatura convenzionale. Quando è pieno i sensori attivano il motore che compatta 300 kg di rifiuti creando pacchi da 18 kg cadauno. Un LED indica quando è possibile prelevare i rifiuti.