lunedì 8 gennaio 2007

Bhopal centro di integrazione


Bhopal, in India, è la città tristemente passata alla storia per la tragedia del disastro chimico del dicembre 1984.
Nel groviglio inestricabile per noi occidentali della pluralità di lingue, etnie e religioni del subcontinente, la città di Bhopal al giorno d'oggi offre l'occasione di un'assemblea dei vari rappresentanti tribali, in cui si discutono i problemi di integrazione fra le varie etnie del Paese.
All' Adivaasi Panchayat hanno preso parte più di 3.000 persone giunte da ogni regione su invito del Ministro del Mandhya Pradesh.
Nell'occasione, resa solenne da danze e canti rituali, le etnie indossano gli abiti tradizionali e discutono di discriminazione, di ridistribuzione delle risorse e di possibili modi per favorire l'integrazione fra le varie etnie che costituiscono le tessere del complicato mosaico indiano.
Un'occasione da prendere da modello ed esempio per tutti quei territori del pianeta dove ancora si fomenta l'odio interetnico.
Per approfondimenti sul disastro di Bhopal http://www.greenpeace.it/bhopal/

sabato 6 gennaio 2007

Dalla Rete


Il mondo del lavoro è decisamente cambiato

Ricordate quando i lavoratori erano "persone" e non "risorse"? Erano gli stessi tempi in cui la gente "faceva un lavoro" e non partecipava a "progetti". Conosco uno che non vedevo da molti anni e, incontrandolo, tra l'altro gli ho domandato: "E che lavoro fai?" "Ah, sono in Comune e partecipo al progetto per la diffusione della raccolta differenziata dei rifiuti" "Interessante: e di quali aspetti ti occupi?" "Ah, ho una responsabilita' diretta nell'ambito dell'organizzazione tecnico-pratica del contesto esecutivo" "Specificatamente in cosa consiste la tua attività?" "Beh, faccio il netturbino".

Sapersi assumere le responsabilità

Questa è la storia di 4 persone: OGNUNO, QUALCUNO, CIASCUNO, NESSUNO. C'era un lavoro da fare. OGNUNO era sicuro che QUALCUNO l'avrebbe fatto. CIASCUNO avrebbe potuto farlo, ma NESSUNO lo fece. Finì che CIASCUNO incolpò QUALCUNO perchè NESSUNO fece ciò che OGNUNO avrebbe potuto fare.

venerdì 5 gennaio 2007

Acqua, Water, Eau, Agua, Wasser...


Acqua risorsa preziosa

Cosa possiamo fare per non sprecarla? Basterebbero comportamenti quotidiani più accorti, come ad esempio tenere aperti i rubinetti di casa solo quando è necessario, o innaffiare il giardino di sera. Oltre un miliardo e mezzo di persone nel mondo hanno un limitato accesso (o non lo hanno affatto) all'acqua potabile. Quando ce l'hanno la risorsa poi è disponibile in quantità limitate. Ed è per questo che molti di loro ogni giorno muoiono.
Alcuni scienziati avevano previsto l'inizio di conflitti per l'approvvigionamento di acqua per il 2011, ma questi conflitti già si verificano. E' solo che i media o li tengono nascosti, o ne parlano mascherandoli da conflitti interetnici. Il che è una balla, dato che gli esperti ci testimoniano che in queste zone dove si verificano questi conflitti, le parti della società locale che si scontrano sono parte di una comunità multietnica e multiculturale che tollera le reciproche diversità di razza e di religione.
Oltre a quanto dovrebbe essere nei poteri degli Stati e delle istituzioni, ognuno di noi può contribuire ad alleviare questa grave emergenza. Un corretto utilizzo delle risorse idriche nei paesi ricchi per promuovere il diritto all'acqua, il sostegno al consumo equo e solidale e lo sviluppo delle comunità povere nel Terzo Mondo.
Ricordiamoci sempre, ogniqualvolta apriamo il rubinetto, che siamo dei privilegiati!!!

Un paio di punti di vista sull'acqua minerale al di qua e al di là dell'Atlantico

Beppe Severgnini, l'autorevole giornalista de Il Corriere della Sera, in un breve passaggio del suo libro "Manuale dell'uomo domestico" parla di una signora britannica (londinese per la precisione) di sua conoscenza, la quale mette in frigo una caraffa di acqua del rubinetto e la serve ai suoi ospiti a cena, dicendo che è acqua francese o italiana e inventandosi un nome fantasioso. I signori ci cascano :-)

In tante città occidentali la gente considera, a ragione, il fatto di poter bere acqua dal proprio lavandino un diritto civile. Severgnini parla dunque di "acqua potabile del rubinetto".

Successivamente passa a parlare dell'acqua minerale in bottiglia, dicendo che noi italiani siamo specializzati nel consumo del suddetto prodotto. I produttori di acqua minerale sono stati, a suo avviso, molto bravi a trasformare un lusso in un'abitudine tenendo basso il prezzo, ammaliandoci con nomi fantasiosi o rassicuranti, decantando benefici effetti, investendo insomma soldi a palate in pubblicità che ci mostrano quanto siano sexy le bollicine.

La domanda, a fronte dell'analisi che sta per seguire, è la seguente: possono (o devono) cambiare le abitudini riguardo al consumo di acqua minerale? Milioni di bottiglie in vetro o in plastica attraversano lo stivale da nord a sud, lungo strade e le intasate autostrade. Acqua del nord che va a sud, acqua del sud che va a nord: trasporti, traffico, consumo di benzina, inquinamento.

Arrivata a destinazione. l'acqua in bottiglia riempie gli scaffali di supermercati e ipermercati, senza dimenticare lo smaltimento dei vuoti una volta consumato il prodotto. La distribuzione di un prodotto di prima necessità ci mostra tutti i suoi controsensi.

Pensiamo alla gente di Londra, di New York e di qualsiasi altra grande metropoli, dove la gente beve acqua del rubinetto in luoghi che sono tutt'altro che ridenti località di montagna con acqua di sorgente che sgorga dalle rocce o zampilla dalle fontane!

E questo era l'italico punto di vista. Mi appresto ora a riportare il punto di vista americano.

Sto leggendo in questi giorni un saggio (nella sua versione originale inglese) di Robert Fulghum. Il libro, edito in Italia da Sperling & Kupfer col titolo "Tutto quello che serve l'ho imparato all'asilo" (se desiderate una recensione la trovate ad esempio al seguente link: http://www.liberonweb.com/asp/libro.asp?ISBN=8820037025).

In questo libro c'è un capitolo dedicato all'acqua in bottiglia. Fulghum ci fa notare come, una volta, ad un party, gli fu offerta acqua minerale di svariate provenienze, francese o italiana, liscia oppure gassata, di sorgente di montagna oppure proveniente da profindità artesiane, fredda oppure a temperatura ambiente, semplice oppure con una fetta di limone.

Fulghum ci parla quindi del negozio di alimentari dove lui è solito servirsi, il quale offre la bellezza di 31 marche di acqua imbottigliata, dalla Francia, dal Canada, dal Galles, dalla Germania, dall'Italia, dagli USA e dalla Norvegia e persino dalle Isole Fiji! Vari sono i colori delle bottiglie, trasparente, verde, oppure blu. Tutte le bottiglie si presentano con eleganti etichette.

Fulghum ci dice che questa cosiddetta "acqua dei designer" può apparire una pretenziosa stravaganza, anche se, a suo avviso, se la si critica, lo stesso andrebbe fatto per il mercato della birra, del vino, dei liquori, della musica e del cinema. Fulghum ama l'acqua cosiddetta fantasiosa e di moda, perché secondo lui questo prodotto attrae la nostra immaginazione e fa appello al lato romantico della natura umana. Fulghum conclude la dissertazione dicendo che per un prezzo basso "può rispecchiarsi in un sogno contenuto in un bicchiere", un ordinario, comune bicchiere di vetro che gli rivela le meraviglie della natura, l'inventiva della rivoluzione industriale e i piaceri di una visione poetica della vita.

Ragazzi, l'autore non me ne voglia, in generale apprezzo come scrive e gli argomenti e le riflessioni che tratta, ma a questo giro il tutto mi appare un po' troppo melenso ed esagerato.

Io personalmente bevo acqua minerale (anche se non disdegno quella del rubinetto alla bisogna), e comunque, ogniqualvolta mi verso un po' di questo liquido trasparente nel bicchiere e mi accingo a berlo, l'unica cosa che penso è quanto è preziosa quella cosa che sta per divenire parte di me e faccio di tutto ogni giorno per non abusarne, per non sciuparla.
Postilla a parte: ho parlato della risorsa "acqua". Per quanto riguarda la risorsa "petrolio" vi invito a leggere il seguente libro:
"La società no oil. Un nuovo sviluppo è possibile ma senza petrolio", di Orecchini Fabio e Naso Vincenzo, Orme Editori.
La civiltà umana sta consumando il proprio pianeta e al tempo stesso lo sta soffocando con rifiuti che non è in grado di limitare o controllare. La scienza e la tecnologia hanno però trovato le soluzioni e diventa possibile obiettivo la prospettiva di un nuovo sviluppo. La sfida tecnologica dei cicli chiusi, enunciata e discussa in questo libro, fornisce elementi a sufficienza per una definizione di sviluppo sostenibile: "Lo sviluppo sostenibile non consuma risorse. Le usa e le riusa, illimitatamente". Dal punto di vista dei sistemi energetici non c'è dubbio: lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo No Oil. La produzione di idrogeno ed elettricità da fonti energetiche rinnovabili consente la realizzazione di uno scenario tecnologico assolutamente possibile.
RIFIUTI E NATURA, ECCO L'ORO VERDE DELLA SVEZIA. Già partita l'operazione "No oil" ...

lunedì 1 gennaio 2007

Lagos, Nigeria

L'immane esplosione di un oleodotto a Lagos, Nigeria: centinaia le vittime, rimaste carbonizzate, vittime anche di miseria ed emarginazione. Condizioni che spingono questa povera gente a rubare petrolio direttamente dalle condotte delle pipeline. Questo dovrebbe farci domandare se magari non siamo proprio noi i colpevoli di una situazione a causa della quale un paese ricco di petrolio come la Nigeria non ha una goccia di benzina per gli autoveicoli perché tutto il greggio viene venduto alle nazioni ricche per farci lucrare sopra le multinazionali e i corrotti potenti locali.

L'open source applicato alla tecnologia legata all'automobile

L'open source in informatica indica un programma messo in internet con un tipo di licenza per la quale il codice sorgente (cioè il linguaggio di programmazione) è lasciato alla disponibilità di eventuali sviluppatori, in modo che con la collaborazione libera e spontanea il prodotto finale possa raggiungere una complessità ed una perfezione maggiori di quanto potrebbe ottenere un singolo gruppo di lavoro. L'esempio più lampante (e noto al largo pubblico) di open source sono le decine di distribuzioni GNU/Linux: un sistema operativo completo di migliaia di applicativi anche di elevatissimo valore. Questo modo di avvicinarsi all'informatica sta "contagiando" positivamente il mondo della tecnologia.
Dall'informatica alle quattro ruote si lavora all'auto "open source"
L'idea, lanciata da un ex dipendente della BMW ora proprietario di una società di consulenza, ha avuto sinora moltissime adesioni. L'ideatore dice: "Quando sarà a un ottimo livello qualcuno la produrrà di certo".Sta vedendo la luce un altro progetto di automobile "open source", una macchina cioè per la quale nessuno potrà rivendicare il benché minimo diritto di brevetto. La community non deve pertanto sottostare a brevetti o altre restrizioni convenzionali dovuti al marketing o alla tecnologia utilizzabile sul mercato.Un ex dipendente della BMW, Markus Merz, che ora è proprietario di una società di consulenza automobilistica in Germania, ha dato vita al progetto OSCAR, acronimo di "Open Source Car". L'idea di base del progetto è quella di permettere a chiunque lo voglia di copiare, modificare e redistribuire informazioni sullo sviluppo di un'automobile di elevato livello tecnologico senza rivendicare alcun diritto sulle modifiche proposte al suo miglioramento. Il progetto sta facendo riunire online ingegneri, designer e appassionati. Messe tutte assieme queste persone stanno ottimizzando giorno dopo giorno le caratteristiche tecniche dell'auto in oggetto e il suo design. Coloro che partecipano interagiscono sapendo che l'automobile ha alcune semplici specifiche. Devono sapere, per esempio, che la macchina è lunga quattro metri e larga due e possiede quattro porte. Essa sarà mossa da un motore elettrico e dovrà raggiungere una velocità di 150 chilometri all'ora. I partecipanti possono prendere parte ad uno dei quattro forum principali moderati da esperti, che assicurano che le migliori idee trovano applicazione. Essi sono "integrazione", che si occupa principalmente di design e miglioramento delle varie parti, "moduli" il cui obiettivo è quello di realizzare e perfezionare il motore e i sistemi di sicurezza, "mezzi", riguarda tutto ciò che serve per affinare le simulazioni e "network" dove i partecipanti discutono di potenziali partnership. Tutti devono sapere ed essere ben consci che non esiste alcuna proprietà per le loro idee. In tutto questo c'è un problema: chi costruirà alla fine l'automobile? Essa dovrà superare molte prove, tra cui i crash test. "Sono certo - ha detto Merz - che quando avremo raggiunto un ottimo livello informatico della macchina qualche società automobilistica, magari anche non grande, si interesserà al progetto e ci aiuterà a trasformare il modello in 3D in un prototipo reale. Il mio più grande sogno è quello di sedermi al suo volante".




Non vogliono dirci i loro nomi, non vogliono soldi, lo fanno per un avere un giorno un mondo migliore. Sono un gruppo di ingegneri con un sogno da realizzare.F.I.A.T.M.I.A., questo è il nome del progetto, è un auto ecologica, alimentata ad idrogeno e dalla forma a geodesica. La novità del progetto sta nell'aver attinto dalle migliori tecnologie già esistenti per ideare un veicolo che offre molto di più dei suoi attuali concorrenti sfruttando la geodesica che si basa sui poliedri. Si chiama superficie poliedrica la figura formata da più poligoni situati in piani diversi e disposti in modo che ciascun lato sia comune a due di essi e il piano di ognuno lasci tutti gli altri dalla stessa parte. I poligoni, i loro vertici e i loro lati si dicono rispettivamente facce, vertici e spigoli.I punti dello spazio che non appartengono alla superficie e si trovano dalla stessa parte della superficie rispetto al piano di ciascuna faccia si dicono punti interni alla superficie; tutti gli altri punti, che non sono interni e non appartengono alla superficie si dicono esterni. Si chiama poliedro la figura formata da una superficie poliedrica convessa e chiusa e dai suoi punti interni.Le facce, i vertici e gli spigoli della superficie sono facce, vertici e spigoli del poliedro. Si dice diagonale del poliedro il segmento che congiunge due vertici non situati sulla stessa faccia. Di questo progetto "open source" se ne è sentito parlare per la prima volta un po' di tempo fa, ben prima di OSCar. Ergonomia e aerodinamica: le automobili di oggi non si limitano ad inquinare circa 2 tonnellate di carbonio all'anno; la pessima aerodinamica con la quale vengono costruite peggiora i consumi, e l'ergonomia del veicolo è spesso inadatta ad una guida confortevole e quindi sicura. Fiatmia cerca di ribaltare la situazione con accorgimenti banali, semplici ma davvero efficaci.Il peso medio di un'auto è 1500 kg. La maggior parte dell'energia spesa non serve a trasportare gli individui, ma l'auto stessa. Fiatmia ribalta la situazione: con un telaio a struttura geodesica, ovvero formato da tanti piccoli esagoni e pentagoni, diminuisce il peso complessivo dell'abitacolo, mantenendo però una elevata robustezza e quindi sicurezza. L'unico svantaggio è l'essere vincolati per quanto riguarda l'estetica del veicolo, ma... con gli opportuni accorgimenti, anche la Fiatmia sembra essere in grado di rivaleggiare in bellezza con le sue più agguerrite concorrenti. Un peso minore significa minori consumi, più tenuta di strada.Fiatmia è limitata a 4 posti; tre sedili possono essere piegati per rendere l'abitacolo un enorme bagagliaio. Altre autovetture offrono 5 o persino 6 posti... Se osservate le vetture che circolano in giro, vedrete che di solito si viaggia da soli, o in due... uno spreco enorme, considerando che le autovetture consumano anche in rapporto al loro peso. Fiatmia potrebbe essere progettata anche in versione biposto, più piccola, compatta e dai consumi ridotti. Non dimentichiamo, poi, che il posizionamento dei sedili a "rombo" consentirebbe di guadagnare molto spazio all'interno dell'abitacolo.Un sistema di trasporto ad idrogeno consentirebbe a chiunque di acquisire la propria indipendenza energetica. I paesi caldi possono produrre elettricità con pannelli fotovoltaici, i paesi freddi con impianti eolici o geotermici. Una grande disponibilità di elettricità garantirebbe una produzione di idrogeno sufficiente per alimentare tutti i veicoli della nazione. Ci sono dei poteri economici in ballo, e quindi non basta seguire il buon senso. Solo una grande partecipazione di persone (e di VOTANTI) può cambiare la situazione. Sì all'idrogeno, no alla guerra.L'idrogeno è una tecnologia che, se utilizzata in maniera corretta, è pulita, rinnovabile, efficiente e disponibile in quantità illimitate. Il suo utilizzo come carburante per veicoli rappresenterebbe un grosso aiuto alla riduzione dell'inquinamento, al risparmio dei costi di manutenzione dei veicoli, alla diminuzione degli attriti e delle tensioni internazionali. E probabilmente un grosso disincentivo alle guerre.L'idrogeno è presente nell'acqua, insieme all'ossigeno. Con energia solare o eolica, tramite processo di elettrolisi, si possono scindere gli atomi ed immagazzinarli separatamente. E' poi sufficiente caricare l'idrogeno nel serbatoio del veicolo, metterlo in contatto con l'aria e si crea una grande quantità di energia elettrica, sufficiente per spingere i motori elettrici della Fiatmia. L'idrogeno è abbondante. Si trova principalmente nell'acqua.L'idrogeno, quando si unisce ad atomi di ossigeno, forma energia e... acqua. Nessun inquinamento. L'idrogeno è sicuro. E' sbagliato sostenere che automobili ad idrogeno sono meno sicure delle "cugine" a benzina. E' stato dimostrato, anzi, che la grande volatilità dell'idrogeno è una caratteristica che lo dovrebbe far preferire alla benzina. L'idrogeno è economico. Produrre idrogeno su scala industriale permetterebbe di ottenere energia più a buon mercato di quella prodotta con combustibili fossili, senza contare i vantaggi ambientali.L'idrogeno fornisce un ciclo di vita perfetto. Dall'acqua all'idrogeno, dall'idrogeno all'acqua. Spendi energia, ottieni energia. Perfetto.L'idrogeno è democratico. Per produrre idrogeno non servono giacimenti di petrolio o risorse di chissà che tipo. Basta il vento, o il sole, o le maree. Con la tecnologia giusta, tutte le nazioni del mondo possono essere indipendenti dal punto di vista energetico. Questa è pace. Fiatmia è un progetto di una automobile caratterizzata da:- Telaio a forma geodesica, caratterizzato da grande robustezza e leggerezza.- Quattro motori elettrici indipendenti, uno per ruota.- Generazione dell'energia elettrica tramite celle a combustibile, utilizzando idrogeno come carburante.- immagazzinamento dell'idrogeno a temperatura ambiente, tramite nanotubi di carbonio o nanofibre di grafite. Una variante del progetto prevede di utilizzare delle "palline" di dimensione predefinita, vantaggiose per una graduale conversione del sistema di distribuzione del carburante.- posizione dei sedili a "rombo", ottimizzando così gli spazi di bordo.- ottima aerodinamica, forma affusolata, nessuno spigolo.- specchietti retrovisori sostituiti da telecamere, migliorano la visibilità e l'aerodinamica.- fanali anteriori posizionati in alto, migliorando la resa ottica e la profondità di campo.- peso ridotto, solo poche componenti essenziali, niente "fronzoli" inutili, pesanti e soprattutto costosi.Una automobile del genere, prodotta su scala industriale, avrebbe dei costi bassi, una resa chilometrica eccellente e una affidabilità enorme. I motori elettrici si rompono raramente. E qui ce ne sono ben quattro!
Qui di seguito una serie di domande a cui gli ingegneri di FIATMIA hanno dato risposta.
L'idrogeno costa più dei combustibili tradizionali? Dipende. Oggi sì, ma solo perchè la produzione di idrogeno non è fatta a livello industriale e in quantità massicce. In quel caso, infatti, la sua produzione, stoccaggio e consumo renderebbero il "prezzo al litro" per l'utente finale più basso di quello attuale, senza contare i benefici in termini di impatto ambientale.
Come si crea l'idrogeno? Esistono vari modi, il più utilizzato (e anche il più inquinante) è il reforming dei gas, che utilizza comunque combustibili fossili e produce inquinamento. I metodi migliori scindono gli atomi di idrogeno ed ossigeno presenti nell'acqua in vari modi: l'elettrolisi impiega energia elettrica, la fotolisi utilizza la luce solare diretta e alcune proprietà dei semiconduttori, la biolisi utilizza il metabolismo di alcune alghe verdi.
Come si immagazzina l'idrogeno? A basse temperature? Principalmente sì, anche se non è il modo migliore. Esistono promettenti soluzioni che utilizzano nanotubi di carbonio, o nanofibre di grafite, per immagazzinare il gas a temperatura ambiente e con densità vicine a quella dell'idrogeno liquido. Una produzione in massa di tali sistemi di stoccaggio li renderebbe economici e davvero efficienti, soprattutto utilizzandoli come "serbatoi" per autovetture, come Fiatmia.

Bidoni della spazzatura a energia solare :-)

Jim Poss, fondatore nel 2003 della Seahorse Power Co. di Needham, Massachussets, ha inventato il BigBelly Cordless Compaction System, una sorta di bidone della spazzatura che impiega energia solare per compattare 300 kg di rifiuti in pacchi da 18 kg cadauno. La capacità di questi bidoni è di 4 volte superiore rispetto ai normali bidoni negli Stati Uniti, e pertanto i rifiuti devono essere raccolti con una minore frequenza.Grande e di colore verde, il BigBelly ha l'aspetto di una cassetta di raccolta per la posta. La meccanica di questo prodotto lo rende davvero innovativo. Ciascun bidone possiede un pannello solare da 40 watt collegato ad una batteria da 12 volt che fa funzionare il motore interno con il sole e con la pioggia. Un BigBelly pesa circa 245 kg e costa 4000 dollari, 10 volte di più rispetto ad un bidone della spazzatura convenzionale. Quando è pieno i sensori attivano il motore che compatta 300 kg di rifiuti creando pacchi da 18 kg cadauno. Un LED indica quando è possibile prelevare i rifiuti.